A votare Prodi si fa peccato

Di Tempi
10 Giugno 2004
In un discorso pronunciato nella sala capitolare del convento romano di Santa Maria sopra Minerva

In un discorso pronunciato nella sala capitolare del convento romano di Santa Maria sopra Minerva, il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger è tornato sul tema del “suicidio dell’Europa”. Il paradosso, ha osservato il cardinal Ratzinger, è che «la vittoria del mondo tecnico-secolare europeo, l’universalizzazione del suo modello di vita e della sua maniera di pensare, si collega all’impressione che il mondo europeo, la sua cultura e la sua fede, ciò su cui si basa la sua identità, sia giunto alla fine e sia propriamente già uscito di scena; che adesso sia giunta l’ora dei sistemi di valori di altri mondi, dell’America pre-colombiana, dell’islam, della mistica asiatica.
Proprio in questa ora del suo massimo successo, l’Europa sembra diventata vuota dall’interno, paralizzata in un certo qual senso da una crisi del suo sistema circolatorio, una crisi che mette a rischio la sua vita, affidata per così dire a trapianti, che poi però non possono che minare la sua identità. A questo interiore venir meno delle forze spirituali portanti, corrisponde il fatto che, etnicamente, l’Europa appare sulla via del congedo».
Conseguenza di tale paradosso è il radicarsi proprio in Europa di un anticristianesimo virulento e razzista, come si vede anche nella più recente produzione ideologico-cinematografica (dall’“Amen” di Costa Gravas alla “Mala educacion” di Almodovar per esempio). E così, dice Ratzinger, «nella nostra società attuale, grazie a Dio viene multato chi disonora la fede d’Israele, la sua immagine di Dio, le sue grandi figure; viene multato anche chiunque vilipenda il Corano e le convinzioni di fondo dell’islam. Laddove invece si tratta di Cristo e di ciò che è sacro per i cristiani, ecco che allora la libertà di opinione appare come il bene supremo, limitare il quale sarebbe un minacciare o addirittura distruggere la tolleranza e la libertà in genere. C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico».
Chi può negare che questo patologico “odio di sé” non sia oggi attitudine prevalente in Europa? Chi non vede che la mentalità e potere dominanti sono ostili alla cristianità e considerano il cristianesimo tutt’al più come come uno strumento utile a rallentare i processi di disgregazione sociale? Bene, se questa è sostanzialmente l’aria che si respira in Europa occorre anche ricordare che alla realizzazione di questo clima ideologico hanno concorso e concorrono tanta cultura, politica e chierici cristiani. Che altro rappresentano infatti i Mr. Romano Prodi e quei politici e intellettuali di cosiddetta “ispirazione cristiana” che così come schifano l’idea che una Costituzione possa laicamente, cioè ragionevolmente ammettere il fatto cristiano come storicamente costitutivo l’identità europea, sono nei fatti completamente disinteressati ad ogni espressione educativa, culturale, politica che sostenga nel concreto, non nelle chiacchiere, l’esperienza di libertà (il che significa scuola, sussidiarietà, riforme di sanità e lavoro fuori dall’ottica vetero-statalista) di cui è cristiananamente intessuta la civiltà e la democrazia europea? Mr. Prodi e i suoi chierichetti sono gli agenti del conformismo e del socialpacifismo volenterosamente impegnati a ridurre il cristianesimo a ruota di scorta del potere. Il loro, potere. E quello di quanti, massonicamente, avendo come unica bandiera gli affari, vorrebbero preparare agli uomini e alle donne europei un destino da dhimmi, ovvero da riserva indiana all’interno di un Vecchio Continente sempre più ingenuamente, relativisticamente, suicidariamente aperto alla (pacifica?) reconquista islamica.

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