I ponti (nascosti) della speranza

Di Calò Livné Angelica
10 Giugno 2004
Maggio, che mese! Un trionfo dell’amore il viaggio in Italia con Samar, la mia amica-sorella palestinese.

Maggio, che mese! Un trionfo dell’amore il viaggio in Italia con Samar, la mia amica-sorella palestinese. Il “Premio al Femminile” che abbiamo ricevuto insieme al Sacro Convento d’Assisi con una giuria composta da Enzo Biagi, Ermanno Olmi e Fiorella Padoa Schioppa. La “lampada perenne” dinnanzi al Sepolcro di Francesco stesso, sotto a quella chiesa accarezzata dal pennello di Giotto. Gli occhi attenti di migliaia di ragazzi di Gs con la faccia dipinta di rosso, verde e blu, nell’incontro in Lombardia. L’accoglienza amorosa dei Quer, nostri amici veneti che avevano organizzato la nostra presenza come ospiti “illustri” alla manifestazione “Asolo libri”. Poi, la serata a Castello di Godego, in una splendida villa veneta mentre i volti sorridenti dei bimbi di Jelil Amal e degli uomini che lavorano nella Panetteria della pace creata da Samar a Betania, il paese di Lazzaro, per sfamare e dare lavoro alla sua gente, scorrevano sullo schermo.
Ed ecco gli attimi dell’ombra e dell’inimicizia. Mentre i ragazzi del Teatro dell’Arcobaleno raccontano con slancio che per loro è una gioia fare teatro insieme, ragazzi arabi ed ebrei, l’uomo arabo in seconda fila irrompe gridando «non sono altro che un mucchio di frottole!», che io e Samar non siamo nessuno, che stiamo imbrogliando il pubblico. Sto per rispondere, ma Samar mi trattiene e parla lei, energicamente: «Siamo qui per raccontare la nostra opera di pace e non per dire chi ha colpa, chi ha torto e chi ha ragione, siamo qui a costruire ponti, a mostrare i ponti nascosti!». L’uomo inveisce contro Samar: «La tua fortuna è che sono solo stasera, sei una disgrazia per la Palestina tu!». Giovanni, il figlio della famiglia di Giusti che ci ospita ci consola: «Se tutti facessero come voi sarebbe già la pace, Samar, tu stai facendo così tanto per la Palestina, stai dando una casa a tanti bambini, un rifugio a tante donne!». Poi, al mattino ci svegliano con il solito affetto: «Si esce in gita!».
E su per Asolo tra storie e leggende sulla Duse, D’Annunzio e scrittori famosi che si rifugiavano a cercare ispirazioni tra le mura di quelle case pittoresche e al Tempio di Canova a Possagno, tra ville e ponti costruiti da Palladio, su, su in cima al Monte Grappa, davanti alle Dolomiti, fino a un mausoleo. Un mausoleo per 100mila soldati morti nella Prima guerra mondiale, che si affaccia sulla bellezza di D-o e su una statua che grida verso il cielo ricordando l’altra guerra e i partigiani. Versi di Quasimodo e di Ungaretti. Una Madonna bruciata dalle granate. Una strada che scende tra faggi, olmi, larici e genziane fino a Feltre, città natale di Vittorino, un pedagogo. Ancora una volta abbiamo ricevuto una risposta a questa sofferenza che ci gravava sul cuore.

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