Bologna o Milano? (Atto I)

Di Tempi
24 Giugno 2004
In una Bologna finalmente “città libera”, come ha titolato l’Unità

In una Bologna finalmente “città libera”, come ha titolato l’Unità plaudendo al ritorno del Pci-Pds-Ds al 36% (e allo stritolamento dell’alleata Margherita, prodromo di un destino alla Raniero La Valle?), pelosa e istruttiva la prima opera di carità promessa da quell’uomo galante di cui è lastricata l’effigie del Cinese: un treno di condizionatori d’aria per i vecchietti. Come primo gesto di demagogia non c’è male. Bologna è libera, dall’afa. E Bella, ciao. Il Guazza era un notorio federale. E Sirchia dovrebbe prendere nota, ordinando milioni di Pinguini. Si capisce su quali contenuti e base elettorale farà sempre più leva la “nuova sinistra” che ha nella Cgil – sindacato i cui iscritti sono per il 53% pensionati e per l’1% disoccupati – le proprie truppe corazzate?

Il fattore pensionati
Il nostro Paese, come dicono tutti, ha bisogno di riforme, innovazione, investimenti, capitale umano, giovani implicati in un serio progetto di educazione. Insomma ha bisogno di una politica in grande stile che rimetta le ali allo sviluppo e stimoli una ripresa forte dell’economia reale. Il problema è che l’Europa batte la fiacca e qui in Italia abbiamo ancora due anni di campagna elettorale (per le regionali 2005 e le politiche 2006). In tale contesto, di economia depressa ed euforia elettoralistica, ci sono almeno due fattori che promettono di essere dirimenti il destino nostro e quello dell’intero continente.
Il secondo lo suggeriremo la prossima settimana, il primo è quello a cui pensa Cofferati per fondare ed esportare il “modello Bologna”, il “fattore pensionati”. Solo in Italia ci sono oggi 12 milioni di ultrasessantacinquenni, 1 cittadino su 4, e quasi il 70 per cento della spesa sociale pubblica se ne va per le pensioni. Benissimo, dice Eurispes, altro carrozzone cofferatiano con indosso lo smoking della scienza statistica (come il Codacons che indossa quello apparentemente neutro dell’associazione consumatori e poi si presenta alle elezioni come partitino della sinistra), lo Stato deve spendere assai di più per gli anziani. I vecchietti del secondo millennio soffrono il caldo. Perché, quelli del primo, no? E c’era tutta questa emergenza? No, è che quelli degli anni 2000 sono tanti e perciò tendono a essere considerati come oggetti di demagogia e voto di scambio. Ragione per cui la sinistra antiriformista dice:
a. Io non consento che si metta in moto un processo virtuoso per cui la società, tramite la sanità, il non profit, il privato sociale, prenda iniziative creative ed economicamente sostenibili per condividere i bisogni dei più anziani non in termini di pietismo e di carità pelosa.
b. Io non spiego che c’è bisogno di una nuova alleanza tra generazioni e che un tempo i vecchi sapevano essere educati e generosi nei confronti dei loro figli e nipoti.
c. Io faccio solo comizi ed eventi demagogici sui valori universali e sui diritti acquisiti, non permetto di metter mano a una vera riforma delle pensioni, suggerisco di riempire le pagine dei giornali dei soliti buoni propositi e piagnucolosi sentimentalismi, ti do il Pinguino. Ecco la Crimea dell’ex Urss, o se proprio va bene, la Florida. E non è un bello spettacolo.

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