Franco Frattini
Brian Savio O’Connor si trovava in una stradina di Ryadh quando la Muttawa, la polizia religiosa saudita, lo ha arrestato e condotto in una moschea.
Da lì è stato portato nel carcere di Olaya, dove attualmente si trova. La polizia è intervenuta sulla base di precise accuse: uso di droga, vendita di liquori e aver predicato il Vangelo. A chi ha potuto incontrarlo in carcere, O’Connor avrebbe riferito di aver subìto torture e di essere stato ricattato. O abiura la propria fede o lo aspetta la pena di morte. I famigliari negano che il loro parente c’entri in alcun modo con alcool e droga, ma Brian O’Connor è cristiano. Questo sembra essere un indizio più che sufficiente per i giudici e solo questo basta a far temere il peggio per la sorte di O’Connor, membro della comunità indiana in Arabia. Il dramma di questo uomo si conosce grazie all’agenzia Asia News diretta da padre Bernardo Cervellera ed è il frutto di una politica occidentale che ha chiuso per anni gli occhi di fronte a una certa applicazione della legge islamica e ai diritti negati a tante donne e tanti uomini in Medio Oriente. O’Connor non è italiano, ma il nostro paese ha tutto il diritto per intervenire. Non possiamo lavarcene le mani.
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