La nuova resistenza è “antimonachista”

Di Scroppo Erica
24 Giugno 2004
Occidentali di destra e di sinistra uniti per difendere la civiltà liberale dall’ultimo assalto totalitario, quello islamista. Un convegno romano fa le pulci al pacifismo europeo e allo “spirito di Monaco”

Indetto dall’associazione Magna Charta e dal Riformista, il convegno che il 18 giugno ha avuto luogo a Roma sul tema “Il nuovo spirito di Monaco in Europa”, potrebbe essere una pietra miliare nella storia di quella che si sta delineando come una Nuova Resistenza.
Per Gaetano Quagliariello chi, come Il Sole 24 Ore, dichiara che essendo le circostanze diverse non si può parlare di una nuova Monaco, sbaglia perché lo spirito è lo stesso. Nel ’34, quando Hitler rivelò tutta la sua aggressività, solo Churchill era pronto a una guerra preventiva. L’Europa, sotto l’incubo della Grande Guerra, adottò la politica dello struzzo e dell’appeasement che portò nel ’38 al patto di Monaco con cui si sperava di placare il dittatore. La politica di Hitler non fece che esser rafforzata da questo atteggiamento. Ora è la mancanza di guerra, la non coscienza o non memoria del fatto che qualcuno ha pagato e salvaguardato i 60 anni di pace e benessere dell’Europa che svolge la stessa funzione. Allora le classi politiche erano immobilizzate dal rimorso per quel che era stato; quelle di oggi dal timore di contraddire i propri elettori. Il pericolo invece c’è, si chiama terrorismo islamico e con l’11 marzo ha rivelato di aver compiuto un salto di qualità portando l’attacco nel cuore dell’Europa. Intorno alla necessità di difendere la nostra civiltà e i valori su cui si fonda si sta raggruppando quello che Gaetano Quagliariello, invitando ad allargarlo e rinforzarlo, chiama il «fronte dei resistenti» che «non è né di destra né di sinistra» e non esclude necessariamente chi non fosse d’accordo con l’intervento in Irak. Ma comprende tutti quelli che sanno che, pur con tutte le sue pecche e i suoi errori, proprio perché è in grado di auto-accusarsi ed emendarsi – caso unico nella Storia –, questa civiltà va preservata e difesa contro coloro che hanno deciso di farla cessare.
Il senatore Ds Franco Debenedetti ha illustrato i vari tipi di antiamericanismo da quello totale vecchio (comunista ma non solo, vedi premio Lenin per la pace a Nenni) e nuovo degli orfani del comunismo che hanno trovato un nuovo padre nel fondamentalismo islamico, a quello isolazionista alla “europea”. E quello più blando “all’americana”, di quelli che si illudono che un presidente democratico si comporterebbe diversamente da Bush. L’inglese Charles Powell, consigliere di Aznar, ha spiegato l’attività in franchising dei gruppi affiliati a Al Qaeda e chiarito che il ritiro spagnolo dall’Irak non abbassa il rischio dato che l’Andalusia è reclamata come terra islamica dal fondamentalismo terrorista. Pusillanimità e debolezza non fermano, anzi, incoraggiano il terrore, ha sostenuto in un appassionato intervento Magdi Allam, che più di tutti ne legge e capisce programmi e cultura. Sconfitta dell’Europa e degli americani in Irak sono i punti iniziali di un piano che può portare alla III guerra mondiale, i cui fronti sono difficili da identificare perché siamo stati penetrati in profondità dall’esercito dei fanatici. Grazie alle nostre libertà l’Europa si sta trasformando in roccaforte del fondamentalismo islamico ed esportatrice di combattenti e kamikaze. Per Trevor Philips, d’origine afro-caraibica e capo della Commissione per l’eguaglianza razziale del governo Blair, la via corretta non è il multiculturalismo, bensì l’integrazione. Michel Taubmann ha denunciato il “pacifismo” alla francese, peggiore che altrove perché tra gollismo e comunismo la quasi unanimità della popolazione è prima di tutto antiamericana. Antonio Polito, paradossalmente disposto a morire per il diritto di chiunque di bere la Coca Cola, dichiara che la civiltà occidentale ha a duro prezzo conquistato i diritti dell’individuo che sono inscindibili dai doveri. Per vincere il terrore bisogna formare i cittadini. Fiamma Nirenstein ha denunciato il crescente antisemitismo e Marcello Pera ha messo in guardia contro lo spirito di Monaco che soffia fondamentalmente ogni volta che chiudiamo gli occhi e mettiamo a tacere la coscienza per amor di quieto vivere e pavidità, come quando non ci si preoccupa dei costi veri della pace, o si delega ogni decisione a un’Onu che rinuncia al suo ruolo in Irak perché pericoloso.

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