I THATCHERIANI DEL “BRUGES GROUP”: PRIMO PASSO VERSO LA DITTATURA
Un dato è certo: se il 18 giugno scorso, anniversario della battaglia di Waterloo, Tony Blair non avesse indossato le vesti del duca di Wellington il testo della Costituzione europea sarebbe stato ben peggiore di quello già inguardabile che ci troviamo di fronte. Detto questo, in Gran Bretagna sono in molti (almeno un cittadino su due, dicono i sondaggi) a non perdonare il primo ministro per quella firma, ritenuta comunque una resa del sacro principio di sovranità e per la paventata volontà di spostare al 2006, ovvero dopo le elezioni generali, il referendum popolare sulla ratifica del testo. Tra questi c’è Robert Oulds, direttore del Bruges Group, il principale e più influente think tank conservatore, creato negli anni Ottanta da Margaret Thatcher in persona per “bloccare” la deriva maggioritaria della politica europeista.
Mr. Oulds, cosa pensa di quanto è accaduto a Bruxelles?
Al netto della guerra di propaganda fatta partire immediatamente da Tony Blair e dal ministro per l’Europa, Dennis Macshane, non si può che constatare come quel testo sia la naturale conclusione di un progetto decennale di indebolimento degli Stati nazionali dell’Europa a favore di un “saggio”, tecnocratico e volutamente non democratico governo centrale. Inoltre bisogna dire con chiarezza che l’eventuale ratifica della Costituzione non sancirà la fine del processo di integrazione europea: la vaghezza, l’oscurità e la complessità barocca del testo, infatti, saranno utilizzati dall’interventista e sinistrorsa Corte europea di Giustizia per fare in modo che passi un’ulteriormente statalista, sclerotica, ultra-regolata e protezionista idea dell’Unione Europea, sia a livello economico, che politico, che sociale. A mio avviso la Costituzione europea va letta sotto questa luce. Non è un documento che regola cosa possano e non possano fare i vari stati e le istituzioni centrali, è solo un documento teso a depotenziare le sovranità per imporre ulteriore integrazione.
A suo avviso quali sono le conseguenze cui andiamo incontro?
Se verrà ratificato questo documento non potrà che portarci lontano dalla democrazia e dal liberismo in campo economico. Le faccio un esempio semplice: mi sembra paradossale che nel fine settimana in cui il Labour festeggiava l’abbattimento del 30% del numero di disoccupati, dovuti per la maggior parte alle leggi sulle relazioni industriali volute dalla baronessa Thatcher, il suo leader accetti di firmare una Costituzione che – se ratificata – porterà a un rafforzamento delle politiche del lavoro fallimentari che hanno fatto crescere a dismisura il numero di disoccupati in Germania, Francia e Spagna. Il primo ministro, per soddisfare il suo desiderio di porre la Gran Bretagna nel cuore d’Europa, ha svenduto la tradizione democratica nostra e degli altri stati del continente: non solo qui, ma anche in molte altre nazioni, sono in molti a non voler sottostare ai diktat di un governo centralizzato europeo. Se poi Tony Blair deciderà di postporre davvero la data del referendum popolare a dopo le elezioni generali della prossima primavera sarà chiaro a tutti che questa decisione sarà frutto unicamente di paura: ovvero il timore di trasformare il voto politico interno in un referendum su Bruxelles che il Labour perderebbe di sicuro.
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