Eco-compatibilità pechinese

Di Nicola Imberti
24 Giugno 2004
Vent’anni fa Deng Xiaoping e le sue “modernizzazioni” resero irrespirabile l’aria. Oggi alle promesse di sviluppo eco-compatibile seguono i fatti. Anche grazie al governo italiano

«Pechino, i cui cieli erano stati leggendari per la loro chiarezza, divenne presto una delle città più sporche del mondo, mentre la propaganda cinese… esaltava la grande abilità delle autorità comuniste nel controllo dell’inquinamento. Undicimila caldaie a carbone sputano ancora oggi dal centro di Pechino nuvolaglie di fumi soffocanti. Pechino, che in passato per il suo clima secco era considerata una delle città più salubri del paese, provoca oggi quel che gli stranieri che ci abitano chiamano “i polmoni di Pechino”, una forma di bronchite cronica… Nei giorni senza vento una coltre di fumi giallastri aleggiano su Pechino impedendo ogni vista. Le fabbriche sono ancora lì. I regolamenti contro l’inquinamento non sono mai stati applicati». Sono i primi anni Ottanta, Tiziano Terzani, allora corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel dall’Asia, racconta così la Pechino post-Mao. La Pechino delle “quattro modernizzazioni” di Deng Xiaoping.
Dopo venti anni qualcosa sembra essere cambiato. Le 11mila caldaie a carbone sono scomparse quasi del tutto e con esse se ne sono andati anche i “polmoni di Pechino”. In compenso, se si è particolarmente fortunati, è possibile assistere a violente tempeste di sabbia capaci, in 24 ore, di ricoprire l’intera città. Ma il cambiamento più importante è sicuramente quello culturale. Se prima la parola d’ordine era “sviluppo” oggi è diventata “sviluppo sostenibile”. Sì perché la Cina ha capito, cosa che ancora sfugge a numerosi governi occidentali, che l’ambiente non è un microcosmo da custodire gelosamente, ma piuttosto un luogo da manipolare perché l’uomo stia meglio. Insomma, la Cina ha capito che ambiente e sviluppo sono due facce della stessa medaglia. Ed è per questo che, a 20 anni di distanza, quei “regolamenti contro l’inquinamento” tanto invocati da Terzani si sono tradotti in veri e propri progetti. Parte del merito va sicuramente attribuita al comitato olimpico. L’aver assegnato a Pechino le Olimpiadi del 2008 ha significato il rilancio di tutta una serie di attività che erano rimaste per troppo tempo impantanate. Non è un caso che il governo cinese si sia impegnato pubblicamente perché quelle del 2008 siano Olimpiadi eco-compatibili. E non è un caso che in molti identifichino tra gli obiettivi primari quello di dar vita ad una società più ricca e rispettosa dell’ambiente. Una nuova chimera? A giudicare dai fatti, no.

NUOVE ENERGIE PER IL PAESE
Partner d’eccezione in questo progetto ambizioso, al fianco del governo cinese, il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio italiano che ha avviato, a partire dal 2000, un programma di cooperazione incluso dalle Nazioni Unite tra le partnership initiatives per lo sviluppo sostenibile. Il programma è stato presentato al vertice mondiale di Johannesburg del settembre 2002 dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dai ministri dell’Ambiente cinese Xie Zhenhua e italiano Altero Matteoli. Numerosi i progetti inseriti nel programma, tra cui spiccano quelli legati all’abbassamento delle emissioni gassose e alla riduzione dei consumi energetici.
Alcuni esempi. Nell’ambito degli accordi raggiunti tra il ministero dell’Ambiente italiano e la municipalità di Pechino, finalizzati alla realizzazione entro il 2008 di un sistema di trasporto “sostenibile”, è prevista la realizzazione di flotte di veicoli e motoveicoli a bassissime emissioni (ibridi o a celle combustibile) da utilizzare in aree di nicchia come il villaggio olimpico o i parchi. Inoltre il Consiglio Nazionale delle Ricerche, assieme al consorzio italiano Cetma, sta studiando un sistema di regolazione del traffico urbano.
Altro accordo è quello raggiunto con il Comune di Shanghai che ha permesso di avviare la produzione di un’emulsione acqua-gasolio (Gecam) che verrà impiegata come “carburante di transizione” per ridurre le emissioni degli autobus urbani. Inoltre un consorzio formato dal Cnr e imprese italiane sta completando la sperimentazione, nella città di Souzhou, di un sistema innovativo per il monitoraggio e la gestione dell’aria e del traffico urbano. Souzhou è una delle medio-grandi città cinesi che, negli ultimi anni, hanno registrato il maggiore sviluppo e che rappresentano il futuro del sistema economico cinese. Situata vicino a Shanghai, la città si estende oggi su una superficie superiore ai 6mila chilometri quadrati ed è attraversata da numerosi fiumi e da un’infinità di canali (circa 75 km). Divisa in 13 distretti conta una popolazione di 5,8 milioni di abitanti. Il progetto pilota di Souzhou è finalizzato alla standardizzazione di tecnologie e procedure che possano essere utilizzate dalle autorità municipali cinesi per controllare la qualità dell’aria secondo i parametri europei. Le previsioni dicono che, entro il 2006, il sistema potrà essere applicato a 18 grandi città cinesi.
Altro grande progetto è quello riguardante l’efficienza energetica. La Cina, con oltre un miliardo e 280 milioni di abitanti e con percentuali di crescita economica a due cifre, sta costantemente aumentando la propria domanda energetica. I progetti avviati mirano alla diffusione di tecnologie e di “buone pratiche” che possano favorire il recupero di energia e calore con conseguente riduzione delle emissioni. In particolare è già terminata la prima fase del progetto riguardante la città di Taiyuan, capitale della provincia dello Shanxi (oltre 3,5 milioni di abitanti), che mira alla sostituzione delle caldaie civili e industriali con tecnologie italiane a maggior rendimento e minori emissioni. Anche in questo caso la scelta della “città pilota” non è stata casuale. Taiyuan può contare su un forte sistema industriale che va dalla metallurgia all’industria chimica e meccanica. Dal 1995 al 2000 la città ha registrato una crescita del settore terziario dell’11,57%.

“AGRI-CULTURA”
Ma parlare di Cina significa parlare soprattutto di agricoltura. Non bisogna infatti dimenticare che buona parte del territorio è occupata da coltivazioni e che quasi la metà della popolazione è impiegata nel settore agricolo. Purtroppo anche su questo versante i danni ambientali legati ad uno sviluppo indiscriminato sono notevoli. Per questo motivo il ministero dell’Ambiente, in collaborazione con l’Università di Torino, ha avviato un progetto per l’eliminazione dell’uso del bromuro di metile, già messo al bando dal Protocollo di Montreal per la protezione della fascia di ozono, e usato in grandi quantità in Cina per la fumigazione dei terreni agricoli. Il progetto coinvolgerà le imprese italiane leader nel settore delle produzioni vivaistiche e dell’assistenza tecnica in campo agricolo. Altro progetto è quello realizzato in collaborazione con l’Undp (il programma ambientale delle Nazioni Unite) per la sostituzione dei pesticidi.
Inoltre, un accordo con il ministero cinese della Ricerca e Tecnologia prevede la realizzazione del progetto pilota village power per l’elettrificazione rurale nelle province della Mongolia interna e della Cina occidentale, mediante l’impiego di fonti rinnovabili in sostituzione del carbone.
E non finisce qui. Sulla base di un accordo col ministero dell’Ambiente cinese, si sta completando la sperimentazione e diffusione delle migliori tecniche e pratiche per lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile. I progetti interverranno nei settori agricolo, forestale e della lotta alla desertificazione che sta colpendo seriamente le aree rurali più depresse nelle regioni dello Xinjang (nord-ovest della Cina) e della Mongolia Interna (centro-nord). Niente da dire, pare proprio che la Cina sia destinata a diventare un gran bell’ambiente.

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