Fiabe e realtà/2
Molti autori hanno parlato di fiabe, che cosa sono, qual è la loro origine, a cosa servono. Da ogni angolazione: Propp in Morfologia della fiaba ne ha analizzato le forme, facendo una classificazione che tuttora viene usata nelle nostre scuole, Bettelheim in Il mondo incantato ha spiegato «uso, importanza e significati psicanalitici delle fiabe», sottolineando come la fiaba sia per il bambino l’esperienza letteraria che più di ogni altra è atta «a promuovere la sua capacità di trovare un significato nella propria vita», per tutti è un’impresa difficile e azzardata cercare di spiegare Feeria, il mondo delle fate. Tolkien in Albero e foglia, ben lo descrive: «Il reame della fiaba è ampio, profondo ed eminente, pieno di molte cose: vi si possono reperire animali terrestri e alati di ogni specie; vi sono mari sconfinati e miriadi di stelle, una bellezza che incanta e pericoli sempre in agguato; e la gioia e il dolore vi sono affilati come spade». Ma è Chesterton in Ortodossia, cui più di ogni altro si deve la “scoperta” di cosa sia il paese delle fate e della vera legge che lo domina, ed io, che mi addentro in quel reame, per dirla con Tolkien, «piena di meraviglia ma sprovvista di informazioni», con questa schiera di colossi sarò in buona compagnia. Questa mattina un bambino di 6 anni, uscendo dal mare, dice, alla sorella di 11: «Laggiù agli scogli ho visto una sirena», e lei, in rappresentanza di tutti gli undicenni “realisti”: «Ci saranno state le cozze!», e lui imperturbabile: «C’erano le cozze, le patelle, le alghe… e una sirena». Il pupo avrà una mamma che, come le vecchie nutrici di G.K. descritte nelle 25 pagine de La morale delle favole, «non racconta ai fanciulli la favola dell’erba, ma quella delle fate che danzano sull’erba». Sostituite ad erba e fate, scogli e sirene, e qual è il risultato? La sorella vede cozze, e lui, gli hanno raccontato di sirene, e, con loro, scopre tutta la realtà e ci ricorda la fauna e la flora dello scoglio.
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