Rinasce il Pci. E l’Italia?

Di Tempi
01 Luglio 2004
Nell’editoriale della settimana scorsa abbiamo preso spunto dalla demografia

Nell’editoriale della settimana scorsa abbiamo preso spunto dalla demografia (in Italia vivono 12 milioni di ultrasessantacinquenni, 1 cittadino su 4) per suggerire una politica di “compromesso” (o “bipartisan”) e di radicale riforma delle pensioni. Vediamo ora l’altra questione, colossale, anch’essa destinata a ripercuotersi negativamente sul futuro dell’Italia, sempreché governo e opposizione non convergano sull’idea che o ci si libera dalla camicia di forza dell’istruzione unica, statale, uguale e obbligatoria per tutti, omologata e modellata sulla difesa dei soli interessi corporativi, o anche la riforma Moratti produrrà solo nuova carta straccia, nuove velleità, nuovi conflitti. Stiamo parlando di quella parità scolastica che da anni è patrimonio del mondo libero e che da noi è invece tabù

Dal Gulag della scuola statale, alla scuola libera
Ci si sorprende dei nostri record di denatalità, delle difficoltà delle famiglie, del disorientamento in cui vivono tanti giovani. Però si dice che la risposta a questi problemi non sta in una grande liberalizzazione dell’educazione che superi finalmente steccati ideologici e statalismo che da cinquant’anni sovraintendono le riforme della scuola e dell’università in chiave di assistenzialismo e clientela politica (per un totale di oltre un milione di dipendenti pubblici, un’impresa più grande e costosa dell’esercito americano). No, siccome fa comodo mantenere quel Gulag che è la scuola statale, tutti i poteri (politici, giornalistici, sindacali) impongono ai giovani e alle famiglie italiane la vuota retorica della scuola pubblica unica (come se chi fa una buona scuola paritaria non rendesse un bel servizio al pubblico) e l’eterno diversivo sessantottino della “mobilitazione” sui “diritti”. Quest’opera di alienazione si compie con la sistematica disinformazione (di cui s’è vista la geometrica potenza negli scioperi anti-Moratti), insinuando nelle famiglie il sistematico sospetto che la scuola privata non sia altro che un “diplomificio” per ragazzi ricchi e annoiati. La verità è che, così come la mentalità sovietica si fondava sull’ignoranza e sull’ideologia del “nemico accerchiante” («combattiamo le multinazionali, agenti del capitalismo che produce schiavitù e povertà» martellava la moscovita Pravda, e i Vopos sparavano perché nessuno potesse scappare dal “paradiso” per andare a verificare “l’inferno” che c’era di là del Muro di Berlino) e sul livellamento al ribasso della qualità; così come, se qui da noi costruivano le Ferrari mentre di là sapevano fare solo le Trabant, il problema non era togliere la camicia di forza alla fabbrica sovietica ma sfasciare quella occidentale (vedi i finanziamenti ai partiti e movimenti italiani “fratelli dell’Urss”, ieri; ai “fratelli della resistenza irakena”, oggi), così in Italia la mentalità statalista viene difesa, propagandata e conculcata in modo che l’opinione pubblica non debba neanche poter immaginare la possibilità di un’alternativa. Per questo sono terrorizzati dalla parità scolastica: un sistema di scuola pubblica libero, plurale e concorrenziale, farebbe infatti cadere il velo del Gulag, mostrerebbe a tutti i cittadini chi costruisce le Ferrari e chi le Trabant, metterebbe le famiglie nella condizione di poter scegliere veramente la scuola in cui mandare i propri figli. A quel punto il re sarebbe nudo.

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