E come sviluppo

Di Nicola Imberti
01 Luglio 2004
La scommessa: aiutare, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione, i paesi in via di sviluppo. E il governo vince e rilancia, in nome della democrazia e del diritto e dell’informazione

Si scrive “e-government per lo sviluppo” si legge “speranza”. è l’ambizioso programma promosso dal governo italiano per aiutare, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i paesi in via di sviluppo. Non c’è infatti sviluppo senza “buon governo” e questo l’Italia lo ha capito fin dal luglio del 2001 quando, in occasione del G8 di Genova, venne approvato il Piano d’Azione di Genova, per colmare il Digital Divide, che incoraggiava «la messa a punto di un Piano d’Azione sull’e-government come strumento di rafforzamento della democrazia e dello stato di diritto, che conferisce potere ai cittadini, rende più efficiente l’offerta di servizi pubblici essenziali». Fu in quell’occasione che il governo italiano espresse l’intenzione di realizzare progetti di e-government nei paesi in via di sviluppo ottenendo il sostegno di tutti i membri del G8. Sostegno che venne ribadito in occasione dei vertici di Kananaskis (giugno 2002) e Evian (giugno 2003).
Ma questa nuova frontiera, portata avanti con determinazione dal governo italiano e, in particolare, dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca, ha raccolto nel tempo anche l’apprezzamento di organismi internazionali tra cui spiccano le Nazioni Unite, la Banca Mondiale e la Banca Interamericana per lo Sviluppo.

PROGETTI CONCRETI PER IL BUON GOVERNO
L’iniziativa è diventata operativa a partire dal marzo 2003 con l’istituzione dell’Unità Tecnica e-government per lo Sviluppo. Nel primo anno di attività l’unità ha già avviato progetti nell’Europa sud-orientale, in Medio Oriente, nell’Africa Settentrionale, nell’Africa sub-Sahariana, in America Latina e nei Caraibi. Si tratta di progetti concreti che mirano a creare le condizioni per sostenere l’efficienza e la trasparenza della pubblica amministrazione diminuendone i costi di gestione, promuovendo la creazione di un contesto economico che sappia attrarre investimenti dall’estero, sviluppando capacità e competenze in grado di promuovere politiche di e-government e diffondendo l’utilizzo delle tecnologie informatiche tra cittadini e imprese. Il tutto attraverso una cooperazione allo sviluppo “virtuosa” government-to-government.
Non basta infatti trasferire fondi, occorre condividere conoscenze. Ed è per questo che il programma e-government per lo Sviluppo prevede l’attivazione di un lavoro di squadra che coinvolge i governi dei paesi beneficiari, gli organismi internazionali, le diverse amministrazioni pubbliche italiane (ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, ministero degli Affari Esteri, ministero dell’Economia e delle Finanze, Consip e Istat) e imprese italiane e straniere.
Lo scorso 3 giugno, ad esempio, è stato siglato un accordo per il finanziamento e la fornitura di consulenza tecnica per la conversione su supporto digitale, da parte del governo del Mozambico, delle informazioni relative ai diritti d’uso della terra (oggi in formato cartaceo). Il progetto verrà realizzato dal governo africano col supporto del governo Italiano e della Fondazione Development Gateway, organizzazione no profit della Banca Mondiale che opera nell’Ict a supporto dei paesi in via di sviluppo.
«L’utilizzo delle tecnologie informatiche nella pubblica amministrazione – ha detto il ministro Stanca – è la chiave non solo per modernizzare e dare efficienza e trasparenza, ma anche per sostenere la democrazia.
L’accordo siglato è uno dei risultati concreti del lavoro in partnership tra governo del Mozambico, governo italiano e Fondazione Gateway. è attraverso partnership operative come questa che l’e-government può produrre risultati duraturi».

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