QUESTIONE DI LOOK
Hanno effettivamente vinto l’europeo del look, come qualcuno ha intitolato. Camoranesi, con i capelli “tirati su” sembrava una giovane Ave Ninchi; Bobo Vieri, con orecchini e tatuaggi, il pirata che viene sbattuto giù dalla nave; Totti, con annessi e connessi, un bagnino di Fregane. Tuttavia, nessuno può discutere del look altrui. Ci sono i retrò e ci sono i nuovisti, ci sono gli eredi dell’impero britannico e i figli della Garbatella che hanno fatto i soldoni. Non è questione di blasoni, non è mai il tempo del moralismo.
Tuttavia, se è concessa una considerazione, si può affermare che chi ha fatto seriamente sport, ha imparato innanzitutto il comportamento dei fuoriclasse, dei campioni veri, non solo sul campo, ma anche nello spogliatoio. E anche fuori, nella vita, nella drammatica quotidianità. è vero che c’erano i Maradona e i Best, eccezioni che confermavano la regola, ma gli altri che abbiamo visto in tanti anni, analizzati, quasi vivisezionati sin troppo bene, dal grande Gianni Brera, avevano soprattutto la voglia e la cultura del “vincere”, obbligo storico dello sport. Questi grandi campioni, concentrandosi, non badavano alla moda e oggi non avrebbero pensato proprio alla cultura dell’orecchino, del tatuaggio e di altre amenità che regolarmente ti… mandano a casa. Peccato.
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