Urne selvagge
E chi se l’aspettava tutto questo putiferio. Chi se lo immaginava che il buon vecchio dibattito tra proporzionalisti e maggioritari potesse scatenare tutto questo polverone. Certo non si può dire che nel Palazzo si brilli per originalità (Giuliano Ferrara sul Foglio l’ha definita, non senza una certa ironia, «un’idea nuova»), ma basta pronunciare la fatidica parolina “proporzionale” perché intellettuali e politologi scatenino tutto il loro estro creativo. Così può accadere che il professore Massimo Cacciari pubblichi su Europa un fondo dal titolo fin troppo chiaro: “Proporzionale? No, grazie”. Lo raggiungiamo telefonicamente e la sua risposta, se possibile, è ancora più decisa: «Non si deve assolutamente ritornare al proporzionale».
«Certo – continua Cacciari – possiamo anche discutere sulle diverse forme di proporzionale, ma io temo che, se si comincia questa discussione, si finirà per avere un proporzionale puro e semplice con uno sbarramento minimo del 3% e forse anche meno. L’obiettivo è sicuramente quello di tornare al vecchio sistema, altrimenti non se ne discuterebbe affatto. Se si apre la discussione sul proporzionale è perché da parte di cert’uni si intende ritornare al passato».
Quindi un’idea, semmai, potrebbe essere quella di correggere l’attuale maggioritario? «Certo, credo che un’altra possibilità potrebbe essere quella di pensare delle correzioni per il maggioritario a patto che rimanga chiarissima la questione di fondo: l’elettore deve poter indicare la coalizione che chiama a governare ed il premier».
Non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione neanche Paolo Mieli che, rispondendo ad una lettera nella sua rubrica sul Corriere della Sera, descrive quello italiano come “un caso di successo del bipolarismo”. «Penso – scrive Mieli – che il sistema maggioritario in Italia abbia funzionato sia pure applicato in condizioni proibitive; e che i suoi difetti siano imputabili alla quota proporzionale che ha aggravato le condizioni proibitive».
E come la mettiamo col “partito dei nostalgici”? «Ritengo – continua Mieli – che se anche il partito trasversale della nostalgia riuscisse a reintrodurre il sistema proporzionale, i due popoli – di centrodestra e di centrosinistra – resisterebbero nelle loro aree di appartenenza e produrrebbero risultati alternativi». Insomma, indietro non si torna!
MAGGIORITARIO HIP, HIP HURRA’
Anche Pierluigi Battista non è convinto che il maggioritario abbia fallito. «Ormai – osserva l’editorialista della Stampa –, ci trasciniamo questa discussione, a mio avviso noiosissima, da più di un decennio. Quella che dovrebbe essere una semplice discussione tecnica viene invece investita di una valenza salvifica. Cominciamo a pensare che un meccanismo elettorale possa d’incanto trasformare l’Italia. Quello che è fin troppo chiaro, invece, al di là del singolo episodio, è che si hanno progetti politici diversi che si camuffano da proposte elettorali. Personalmente, comunque, ritengo che non è vero che il maggioritario non abbia funzionato. Al contrario il meccanismo ha funzionato benissimo tant’è che, dal 1994 ad oggi, ha sempre espresso una maggioranza. Se poi queste maggioranze sono spaventosamente fragili non dipende ovviamente da un meccanismo elettorale. Un meccanismo elettorale che ha già svolto la propria funzione: garantire una maggioranza che sia immediatamente riconoscibile».
«Quello che si cerca di nascondere – continua Battista – è che questo assetto politico, la cosiddetta “Seconda Repubblica”, nasce da un colossale trauma: la cancellazione di 5 partiti per via giudiziaria che ha costretto tutte le forze a ricollocarsi in una forma artificiosa. Le alleanze che ne sono nate sono quindi, molto spesso, alleanze artificiose. Perciò, il fatto che esista questo tipo di centrodestra e di centrosinistra, non c’entra affatto col sistema elettorale».
In questa carrellata di illustri pensatori non poteva certo mancare il politologo Giovanni Sartori, uno che, per sua stessa ammissione, “scrive da sempre di queste cose”.
Di ritorno dall’estero da dove, ci assicura, «ho letto e seguito la discussione», ci confida di credere che «la legge elettorale che abbiamo, il cosiddetto Mattarellum, è la peggiore». Benissimo, ma che ci dice del proporzionale? «I sistemi elettorali proporzionali non sono tutti uguali. Personalmente penso che un proporzionale di tipo tedesco andrebbe benissimo, ma anche il doppio turno alla francese può funzionare. Il problema, semmai, è che in Italia, si fanno sempre leggi su misura, con il calcolino. Ora leggo che Berlusconi sarebbe disposto ad accettare il sistema elettorale delle regionali (il cosiddetto Tatarellum). La mia idea è che, anche in questo caso, si tratti di un sistema di “ingessamento”. Perché poi continuare a sostenere questa idea che si debba sempre designare il premier sulla scheda? Fin quando si fa per le Regioni è un conto, ma per il governo centrale è un altra cosa. Sono fortemente convinto che non valga la pena passare dal Mattarellum al Tatarellum. Se si vuole fare una riforma facciamola con una buona legge elettorale chiarendo, soprattutto, qual è lo scopo. Mi viene da ridere perché tutti continuano a dire: a me fa comodo questo, a me fa comodo quest’altro. Cosa significa “mi fa comodo”? Bisogna fissare qual è l’obiettivo che si vuole ottenere e attraverso quale strumento. In passato ci hanno detto che il Mattarellum avrebbe ridotto il numero dei partiti e si è visto, ma cosa si vuole ottenere col passaggio al Tatarellum? L’obiettivo è forse quello di salvarsi tutti e di governare con un premio di maggioranza del 20% su una coalizione che resta scollata? Se è così io mi oppongo, non credo che ne valga la pena».
Più pilatesco il giudizio di don Gianni Baget Bozzo, secondo cui maggioritario e proporzionale pari sono. «Se passasse la riforma costituzionale così come è attualmente – ci dice – io credo che il sistema elettorale sarebbe assolutamente indifferente. La cosa più importante è che rimanga la designazione del candidato di maggioranza. In questo caso anche il proporzionale può funzionare. Ripeto, quello che deve passare è la riforma della Costituzione. Dobbiamo mantenere l’indicazione del premier sulle schede e quindi, in sostanza, l’alternanza. Se il proporzionale è compatibile con l’alternanza cioè con un candidato designato dalle coalizioni il cui nome è presente su tutte le schede posso essere favorevole al proporzionale. Certo, se la proposta è quella avanzata da Follini, secondo cui occorre arrivare ad un proporzionale senza indicazione del candidato, dico: caro Follini, il rischio è di tornare al proporzionale con premio di maggioranza che De Gasperi propose nel ’53. Un esperimento che è già fallito cinquant’anni fa».
PER FAVORE, BASTA!
Se Cacciari, Mieli, Baget Bozzo, Sartori e Battista, non hanno resistito alla tentazione di consegnare agli annali della storia il loro pensiero su questa battaglia infinita tra maggioritario e proporzionale, altri hanno da tempo gettato la spugna. Oltre al già citato Giuliano Ferrara che ha ironizzato sulla “nuova idea” della politica italiana, si iscrive a questo partito Ernesto Galli della Loggia che si dichiara assolutamente «non interessato a questo argomento. Si ripetono sempre le stesse cose – ci dice – una pappa sentita e risentita. Sono almeno 20 anni che parliamo di queste cose, mi perdoni ma non ce la faccio più».
In effetti non è che il tema brilli per originalità e l’impressione è che la gente si sia già stufata da tempo. Come non accogliere quindi l’invito del nostro amico Giampaolo Pansa che, impegnato nella stesura del suo nuovo libro, ci chiede di risparmiarlo.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!