Educazione, vaccino sociale per l’AIDS
In un report dal titolo “Imparare a sopravvivere: come l’educazione per tutti salverebbe milioni di giovani dall’Aids”, recentemente consegnato al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, l’organizzazione non governativa britannica Oxfam ha stimato che, se tutti i bambini nel mondo potessero completare l’educazione elementare, attraverso un’accelerazione del cambiamento comportamentale, si potrebbero prevenire 7 milioni di casi di infezioni da Hiv nei prossimi 10 anni. La ricerca svolta da Oxfam dimostra che i giovani tra i 15 e i 24 anni con educazione primaria hanno meno del 50% di possibilità di contrarre l’Hiv di quelli senza educazione. «Per la prima volta è stato calcolato il numero di bambini che potrebbero essere salvati dall’Hiv attraverso l’educazione primaria», ha sottolineato Don Bundy, esperto per l’educazione e l’Aids della Banca Mondiale che si sta occupando della “Global Campaign for Education”. «Sapevamo che c’era una correlazione tra livello di educazione e prevalenza di Hiv – ha detto Mike Lawson che ha lavorato al report – ma non immaginavamo quanto l’educazione fosse importante per qualunque programma di prevenzione. Senza un’azione urgente, ci vorranno 150 anni prima che ogni bambino in Africa possa frequentare la scuola elementare. Rimandare oggi questo investimento significherà un incremento della povertà domani e condannerà i paesi colpiti dall’Hiv a un futuro di sottosviluppo e dipendenza senza uscita».
Gli sforzi? tutti andati in un’altra direzione
Come riportato dal Washington Times, lo scorso 17 giugno, Tsetsele Fantan, leader dell’African Comprehensive Hiv/Aids Partnerships in Botswana, ha provato notevole imbarazzo nell’accompagnare un visitatore del suo programma ad una scuola elementare, tappezzata di poster di preservativi sui muri e i cui alunni cantavano inni al profilattico. «A quell’età – ha detto Fantan – avrebbero dovuto cantare ben altro. Il messaggio avrebbe dovuto essere centrato sull’astinenza. Dobbiamo focalizzare meglio i nostri messaggi».
In Uganda, paese simbolo dell’Africa sub-sahariana per la riduzione della prevalenza di sieropositivi dal 20% al 6%, l’approccio “Abc” all’Aids (Abstain, Be faithful, use Condoms, cioè astinenza, fedeltà, preservativi) è stato per forza di cose centrato su A e B e i dati sul declino della sieroprevalenza sembrano avvalorare questa scelta. «Il governo ugandese – sostiene Stoneburner, medico consulente dell’agenzia americana di cooperazione Usaid – ha promosso A e B riducendo del 65% il casual sex, con una riduzione della prevalenza Hiv del 75% nel gruppo di età tra i 15 e i 19 anni, del 60% tra i 20 e i 24 e del 54% nel complesso».
Questo approccio è stato sostenuto sin dall’inizio dal presidente ugandese Yoveri Museveni che nel 1992 al congresso mondiale sull’Aids a Firenze affermò: «In paesi come i nostri, dove una madre spesso deve camminare per 40 km per ottenere un’aspirina per il figlio malato o 10 km per raggiungere l’acqua, la questione pratica di garantire una costante disponibilità di preservativi o il loro uso corretto non potrà mai essere risolta. Io credo che la miglior risposta alla minaccia dell’Aids consista nel riaffermare pubblicamente e chiaramente il rispetto che ogni persona deve al suo prossimo. Dobbiamo educare i giovani alle virtù dell’astinenza, dell’autocontrollo e del sacrificio che richiede innanzitutto il rispetto per gli altri».
Gli interventi di prevenzione dell’Hiv in Uganda (in particolare la riduzione dei partner) nell’ultima decade hanno avuto l’effetto simile ad un vaccino medico efficace all’80%. Stoneburner lo definisce un vaccino sociale.
«Dopo 20 anni di pandemia, non c’è alcuna evidenza che più preservativi portino a meno Aids», ha scritto Edward Green dell’“Harvard Center for Population and Development Studies”. Norman Hearst della University of California San Francisco segnala un pattern allarmante di correlazione tra l’aumento della vendita di preservativi in Kenya e Botswana con un incremento della sieroprevalenza da Hiv. «Le più recenti metanalisi parlano di un’efficacia del preservativo attorno all’80%, ma si stanno educando generazioni di giovani in Africa che credono che sia sufficiente. Quello che conta è il numero dei partner».
Il presidente ugandese Yoweri Museveni, nel maggio scorso, ha attaccato la distribuzione di preservativi ai bambini delle scuole elementari descrivendola pericolosa e disastrosa. «Non bisogna insegnare ai bambini come usare i preservativi. Aprirò una guerra sui venditori di condom. Invece di salvare vite umane promuovono la promiscuità tra i giovani.
La promiscuità è la maggiore causa di diffusione dell’Hiv/Aids. I bambini a scuola dovrebbero essere educati alla ricerca di un partner per una relazione stabile per tutta la vita».
In un articolo comparso il 10 aprile sul British Medical Journal dal titolo “La riduzione dei partner è cruciale per un approccio Abc bilanciato alla prevenzione dell’Hiv”, è stato sottolineato che «sembra ovvio, ma non ci sarebbe una pandemia di Aids se non fosse per partnership sessuali multiple». Gli autori sottolineano che nonostante l’evidenza di come la riduzione dei partner e la monogamia possa ridurre la diffusione dell’Hiv, molti programmi danno poca attenzione a questi mezzi. «Noi crediamo che sia imperativo iniziare ad includere messaggi sulla fedeltà reciproca e la riduzione dei partner nelle attività volte al cambiamento del comportamento sessuale».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!