E SE I GOLLISTI SCEGLIESSERO L’AMICO DI BUSH?
Parigi. Da mesi il presidente della Repubblica Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, il super ministro dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria, si affrontano in una “guerriglia” più o meno diretta il cui ultimo episodio è una lunga intervista di Sarkozy al quotidiano Le Monde datato 11 e 12 luglio. Come in altre occasioni, anche in quest’intervista Sarkozy sembra avere come obiettivo d’imporre i propri “temi” politici agli avversari e in particolare a Jacques Chirac. Sarkozy risponde quindi non solo a domande che riguardano il suo ministero, come la legge sulle 35 ore che Sarkozy vorrebbe riformare più in profondità di quanto sia stato fatto su impulso di Jacques Chirac, ma affronta argomenti che vanno dal matrimonio tra omosessuali, al quale si oppone, ai problemi della giustizia o ai rapporti con gli Stati Uniti. Probabilmente Chirac non si sbaglia nel considerare Nicolas Sarkozy come l’avversario più pericoloso. I problemi per Chirac sono cominciati quando Alain Juppé, il segretario generale del partito del presidente, l’Ump, è stato dichiarato da un tribunale ineligibile per i prossimi dieci anni a causa di una vecchia storia di personale del partito pagato con i soldi della municipalità di Parigi all’epoca diretta da Chirac e nella quale Alain Juppé, oggi sindaco di Bordeaux, era assessore alle Finanze. Con la condanna di Juppé, che Chirac e i suoi fedeli consideravano come il candidato naturale dei gollisti per le elezioni presidenziali del 2007, si è aperto un vuoto che Sarkozy non ha esitato a riempire. Se a questo si aggiunge, il prossimo novembre, il congresso dell’Ump con il relativo rinnovo delle cariche dirigenti e il fatto che Nicolas Sarkozy è l’uomo più popolare non solo tra gli elettori del centrodestra ma anche tra i militanti dell’Ump, si capisce quanto le preoccupazioni di Chirac siano fondate. Se Sarkozy riuscisse infatti ad ottenere il sostegno dei militanti e quindi la presidenza del partito, potrà poi farne una macchina elettorale al proprio servizio per le elezioni presidenziali del 2007. Chirac ha allora inventato una discriminante “ad personam”, sostenendo che chi dirige il partito non può allo stesso tempo essere ministro. In ogni caso, se in questa guerriglia dovesse alla fine prevalere Sarkozy, la strada sarebbe aperta per una svolta generazionale che potrebbe rivelarsi, per i gaullisti, il preludio ad un nuovo modo di fare politica, più moderno e aderente alle necessità di cambiamento. A differenza di Jacques Chirac e di molti dirigenti politici francesi, di destra e di sinistra, Nicolas Sarkozy non sembra avere pregiudizi ideologici contro gli Stati Uniti e quando si è presentato ad una riunione del Fmi a Washington, ad aprile, è stato accolto calorosamente dai dirigenti americani, convinti di avere di fronte a loro il possibile artefice di un cambiamento nella politica della Francia nei riguardi del loro paese. Anche per l’Europa Sarkozy ha una visione diversa da quella di Jacques Chirac, e considera l’asse franco-tedesco uno strumento oramai inefficace, preferendogli un dialogo costante tra Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Polonia. Resta il fatto che Nicolas Sarkozy non l’ha ancora vinta, la “guerra” contro Chirac, che rimarrà alla guida dello Stato ancora per tre anni. E in politica tre anni sono un’eternità.
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