Il partito dei Pezzotta
Cosa voleva Follini lo sa, forse, Zeus. Ma di cosa ha bisogno il Paese, lo sanno anche i muri. Strade, infrastrutture, educazione, innovazione, ricerca, non profit. In una parola d’ordine – quante volte ce lo siamo detti – “più società meno Stato”. C’è però il problema di una società più morta che viva, imbalsamata in una cultura di massa degna di una casta di schiavi (e di cui i reality show sono degna rappresentazione come di pollame in batteria) e ingessata da una consorteria di corporazioni che non sarebbe eccessivo definire gang dedite al pizzo e all’estorsione ai danni del popolo. Tu chiamale se vuoi, queste gang, Triplice sindacale e partito della spesa pubblica, resta il fatto, sostanziale e frustrante, di una mancata rivoluzione liberale capace di ribaltare una condizione sociale per cui l’uomo reale e il suo vivere quotidiano non è niente, mentre gli idoli, le guarentige, la retorica e lo spreco statali sono tutto. Cosa significano all’atto pratico queste considerazioni generali lo vediamo ogni giorno. Tu, cittadino, se vuoi costruire un bagno o aprire una finestra in casa tua devi prostrarti al geometra comunale e stare in ballo un anno, ma basta un cretino ammanicato coi giornali che è sufficiente un uccello protetto dal Wwf per fermare subito un aeroporto o la costruzione di un parcheggio. Basta una T-shirt cucita sopra a un povero negro e il traffico schiavista di immigrati si trasforma in un gigantesco business umanitario. Basta inventarsi un “comitato di cittadini” che si è autorizzati a fermare i treni o un’autostrada. Basta un pesce rosso che la giunta ulivista si inventi il divieto per legge di tenerlo solo soletto nell’acquario, perché sennò, non meritando un destino da embrione o da feto umani, non si sa mai che il povero pesciolino cada in depressione e diventi pure strabico.
Questo per quanto riguarda il controllo sociale dal basso, dove il circuito mediatico pasce le sue pecorelle all’insegna del precoce rimbabimento senile.
Il controllo dall’alto è invece affare più sofisticato e, soprattutto, remunerativo per la casta di imbonitori e parassiti che proliferano nel regno dello statalismo vegetale. E l’affare è il gioco di società secondo cui – dato per regola che il cittadino è un gonzo che deve essere accompagnato dalla culla alla tomba – guai a tagliare i fondi agli sbirri che ci organizzano i teatrini delle maschere, dalle caserme delle scuole statali agli assessorati provinciali per la pace nel mondo (e, se possibile, per il multiculturalismo su Saturno).
La Triplice sindacale incassa ogni anno poco meno di 2.300 miliardi di vecchie lire per continuare a scavare il fosso del debito pubblico? E chissenefrega, tanto in Italia siamo già vent’anni indietro alla liberata (dalla Thatcher) Inghilterra, dunque sono ancora i sindacati che menano le danze di uno Stato sociale che fa trippa solo per loro, e che se ti permetti di contestare ti mandano Repubblica, un giudice e, al seguito, l’ispezione di uno dei mille enti inutili che però hanno il potere di farti chiudere una fabbrica e farti perdere il lavoro. La Confindustria vuole mantenere i sussidi per certe sue grandi imprese decotte? E chissenefrega, tanto sono già cinquant’anni che si trova il modo di tenere in piedi la Roma ladrona del partito trasversale della spesa e del debito pubblico.
È questa roba qua che ha fatto fuori Giulio Tremonti. è questa roba qua che vorrebbe far fuori modelli di amministrazione sussidiaria come la Regione Lombardia. È questa roba qua che condanna gli under 30 a un futuro di miseria sociale. Sì, miseria, perché se l’alternativa a Berlusconi è quella gelatina che va dall’assessorato alla Pace della Provincia di Milano allo Stato sociale di Pezzotta & C., stiamo freschi. Nel giro di un decennio, l’Italia sarebbe un paese condannato al suicidio politico e alla sostituzione di un popolo con leggi e riforme imposti dal sangue fresco, dalla solidarietà interclanica e chissà, magari anche dalla sharia islamica della sempre più organizzata, influente e coesa immigrazione (e sono già 15 milioni gli immigrati musulmani in Europa).
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!