Francesi dalla parte di Khartum

Di Rodolfo Casadei
29 Luglio 2004
I francesi, si sa, in politica estera fanno sempre il contrario di quel che fanno Stati Uniti e Gran Bretagna. Il caso Darfur non fa eccezione

I francesi, si sa, in politica estera fanno sempre il contrario di quel che fanno Stati Uniti e Gran Bretagna. Il caso Darfur non fa eccezione: il Congresso americano vota una risoluzione che chiama “genocidio” la repressione nel Darfur, gli Usa spingono per una risoluzione Onu che commini sanzioni alle autorità sudanesi coinvolte nelle violenze. Parigi dice no: non c’è nessun genocidio, ed è meglio non agitare troppo la dinamite delle sanzioni. «Nel Darfur sarebbe meglio aiutare i sudanesi a superare la crisi pacificamente, piuttosto che ricorrere a sanzioni che li riporterebbero ai misfatti del passato», ha dichiarato il viceministro degli Esteri Renaud Muselier. Secondo il quale non ci sono né genocidi né pulizie etniche in corso: «Sono fermamente convinto che si tratta di una guerra civile. Quando ci sono villaggi di 30-50 persone, non c’è niente di più facile per un po’ di uomini armati a cavallo che bruciare tutto, uccidere gli uomini e portare via le donne». Ma non è mica un genocidio, diavolo!

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