Enchantement
“Le dejeuner des canotiers”, «uno dei più bei dipinti al mondo» entrava a far parte, nel 1923, della Philips Collection di Washington e, così assicurava il suo fondatore, il miliardario Duncan Philips, «la gente percorrerà migliaia di chilometri per giungere da noi e poterlo vedere». Ma fino al 27 settembre i chilometri che ci separano dal godimento dell’opera saranno molti meno, essendo il capolavoro di Renoir giunto in Europa, alla Fondazione Gianadda di Martigny, Svizzera. Con i “Canottieri”, un’altra cinquantina di opere altrettanto importanti sono arrivate da Washington, perciò, una volta entrati in galleria, si passa di meraviglia in meraviglia. Da El Greco a Picasso, passando per De La Croix, Courbet, Daumier, Cézanne, Degas, Van Gogh, Bonnard, Vuillard, Klee, Kandinsky, Braque, la qualità e l’acutezza della scelta collezionistica fanno della passeggiata in mostra una vera e propria esperienza di enchantement. Un avvenimento che incanta, come sottolineava lo stesso Philips, che per il suo saggio del 1914 scelse il titolo The Enchantement of Art as part of Enchantement of Experience.
Ed ecco allora Renoir col suo trionfale inno all’“incanto dell’esperienza” della vita nella sua quotidianità sommessa ed esemplare, ecco il gruppo di amici che si trova all’ora del pranzo di una già calda giornata primaverile sulla terrazza del ristorante Fournaise, all’isola di Chatou a qualche chilometro da Parigi. L’autore consacra con i suoi pennelli l’attimo subito dopo pranzo, spontaneo e dominato dalla familiarità. In questo momento ognuno è solo se stesso, e la formalità degli attimi precedenti viene messa sottosopra: ci si alza, si fanno quattro passi per sgranchire le gambe, qualcuno accende la sigaretta.
Philips spiegava che «la pittura ci rinvia alla vita ed agli altri con la capacità di vedere la bellezza tutt’intorno a noi, qualunque siano le nostre abituali condizioni di vita». Diventa improvvisamente “importante” una Aline Charigot, fidanzata del pittore, tutta impegnata a vezzeggiare il cagnolino; o, di fronte a lei, ancora carico dalla gara appena sostenuta, l’amico di Renoir e pittore a sua volta, Gustave Caillebotte; e, ancora, il figlio del proprietario del locale, Alphonse Fournaise, canottiere, che si appoggia alla ringhiera come, poco più avanti, una giovane, forse la sorella di lui, Alphonsine. Sono “importanti” anche quel signore distinto, il barone Raoul Barbier, visto di schiena, e, di fronte a lui, l’attrice Ellen Anurée mentre tuffa il naso nel bicchiere. Dietro, a destra, il pittore Paul Lhote, con un cappello di paglia, circonda la vita di Jeanne Samary, celebre attrice della Comédie Francaise, che conversa con Eugène Pierre Lestringuez, del ministero degli Interni. Sullo sfondo, con la tuba, Charles Ephrussi, finanziere ed editore della Gazzetta di Belle Arti, si intrattiene forse con il poeta Jules Laforgue. Ed è “importante” anche Angela, attrice e modella, a destra in primo piano, così come l’uomo che le sta alle spalle in piedi, leggermente chinato su di lei, il giornalista Maggiolo.
Fa parte della magia di questo dopopasto in compagnia la bellissima natura morta in primo piano, che ci parla di cose buone appena consumate, “sospese”, come l’attimo immortalato, dalla volgarità della loro esistenza grazie alla poesia di un pennello.
Si potrebbero rinvenire decine di motivi artistici tipicamente impressionisti in questa tela, ma, più del colore stesso, sapientissimo nei suoi richiami di gialli, bianchi ed arancioni, ciò che affascina è qualcosa che è nell’aria. C’è qualcosa nell’aria. Il rincorrersi degli effetti luminosi infatti crea una sorta di atmosfera, un susseguirsi arioso di vapori, dovuti forse al caldo dell’ora sulle piante circostanti o agli effluvi del vino… Tutto ciò dà movimento all’opera creando una sorta di sospensione e un vortice delicato che trascina dentro la compagnia, fa dimenticare che il tutto è accaduto 124 anni fa e fa sentire, come diceva Philips, che «da qualche parte esiste senz’altro un regno tra l’innocenza dell’infanzia e la speranza di infinito che è propria di ogni uomo».
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