E L’ULIVO CANTÒ: ANVEDI COME È BRAVO KERRY

Di Bottarelli Mauro
29 Luglio 2004
Com’era bello Piero Fassino immortalato a Boston, con tanto di coccarda elettorale “Vote Kerry”, mentre stringeva la mano al senatore Ted Kennedy

Com’era bello Piero Fassino immortalato a Boston, con tanto di coccarda elettorale “Vote Kerry”, mentre stringeva la mano al senatore Ted Kennedy, ultimo erede della dinastia che più di ogni altra coincide con la storia e la vita stessa del partito democratico. Lunedi scorso al Fleet Center della capitale del Massachusetts si è aperta la convention democratica, atto formale verso la full immersion elettorale che accompagnerà gli Usa all’appuntamento con le presidenziali di novembre e il buon Piero era lì, dritto come un palo del telegrafo. Passata, più per convenienza che per convinzione, la sbandata per il fascino austero della Lubjanka, la sinistra radical de noantri ha sempre subito il fascino di Jfk e dei mitici luoghi che ne evocavano la figura, soprattutto le esclusive Martha’s Vineyard e Cape Cod, isola-fortezza dei Kennedy. Eccoli tutti là, quindi, compreso il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani (uno che in tema di economia e lavoro in America verrebbe condannato ai lavori forzati) e Francesco Rutelli, un po’ in disparte e costretto a ripiegare su una lezione di politica estera della nota pacifista Madeleine Albright, la cui cura per il Kosovo fa impallidire anche il falco Paul Wolfowitz. Ci credono, sono very involved (forse perché è meglio entusiasmarsi per una partita che si può vincere davvero), sono in prima fila affinché la Casa Bianca cambi guida, affinché Kerry prenda il timone dell’Amerika. Peccato che il Kerry immaginato da Fassino e Rutelli esista soltanto nei loro sogni a stars and stripes: quello reale, ad esempio, non ha infatti la minima intenzione di passare il comando dei 130mila soldati americani all’Onu. Anzitutto Kerry ha intenzione di accrescere l’impegno militare Usa in Irak; il punto due del suo documento per la campagna elettorale “Una strategia per vincere la pace in Irak” recita: «Fornire ai nostri comandanti militari le truppe aggiuntive richieste… Per avere successo, abbiamo bisogno di più forze su base temporanea. I comandanti sul terreno le hanno richieste, noi dobbiamo fornirle». Il multilateralismo di Kerry, poi, è molto diverso da quello che alcuni europei vogliono far credere. Il candidato democratico sostiene il piano Onu (come Bush, del resto), ma per quel che riguarda la componente militare «crede che sia possibile trasformare la forza Usa in una forza della Nato, comandata da un americano. Dobbiamo inviare una missione di alto livello a consultare i nostri partner Nato per incoraggiare la loro partecipazione… così che i soldati e il popolo americano non portino da soli tutto il peso e tutto il rischio». Chi ama poi citare la tirata di Kerry contro Bush sulla questione dell’unilateralismo contenuta nel libro Un’America nuova dimentica troppo spesso di citare anche le parole che seguono: «Non possiamo permettere che il nostro programma di sicurezza nazionale sia stabilito da coloro che si oppongono a qualunque intervento militare statunitense in qualunque luogo… e che vedono la potenza statunitense come una forza prevalentemente maligna sulla scena mondiale. L’amministrazione Bush non è affatto la sola colpevole della rottura dei rapporti tra Usa e Onu sul caso Irak. Francia, Germania e Russia non hanno mai sostenuto o presentato una politica praticabile per accertare che le risoluzioni delle Nazioni Unite fossero realmente messe in atto in quel paese. Ed è evidente che la Francia stia accarezzando la fantasia rediviva di De Gaulle di fare dell’Europa un contrappeso indipendente alla potenza statunitense, naturalmente guidato da Parigi». E sul protocollo di Kyoto, altro totem ulivista-verde? Mai una parola, come neppure un fiato sul tribunale penale dell’Aja. E la pena di morte, extrema ratio dell’antiamericanismo alla Oliviero Toscani? Resterà al suo posto, con boia e dead men walking compresi nel pacchetto. Cosa sono andati a fare, quindi, a Boston? È quasi agosto, il Massachusetts – così come il Maryland e il Vermont – è incantevole in questa stagione…

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.