LA DONNA PERFETTA

Di Simone Fortunato
05 Agosto 2004
Una potente donna d’affari, depressa dopo essere stata licenziata, si rifugia in una tranquilla e serena cittadina. Ma le apparenze ingannano.

Remake de “La fabbrica delle mogli” di Bryan Forbes, “La donna perfetta” è una commedia grottesca piuttosto fiacca, prodotto tipico di un regista che non ha mai convinto. Frank Oz (“La piccola bottega degli orrori”, “In & Out”) è l’uomo dallo spunto buono ma incostante e incapace di reggere i novanta minuti. Così “La donna perfetta”: se è buono lo spunto di partenza (anche se non originale: l’idea della donna perfetta robot è tratta da un romanzo di Ira Levin, quello de I ragazzi venuti dal Brasile e Rosemary’s Baby), e non è male la prima mezz’ora, nella quale si segue la protagonista (la Kidman, sempre su un buono standard) alle prese con una realtà fatta di plastica, per gli altri due terzi il film si insabbia, perdendo l’ironia necessaria e risultando molto deludente nello scioglimento del dramma. Cast di grandi nomi ma piuttosto altalenante: troppo sopra le righe i comprimari Walken e Midler, male il partner della Kidman, l’imbolsito Broderick, sempre in gran forma la veterana Glenn Close, la quale, a cinquantasette anni suonati, meriterebbe panni diversi da quelli della solita, allucinata megera.

Di F. Oz con N. Kidman, G. Close

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