Cina, un ragazzino di 11 anni dona gli organi. E lo staff medico si inchina
Liang Yaoyi aveva 11 anni e un tumore al cervello incurabile e inoperabile. Così ha deciso di donare i suoi organi, non intaccati dalla malattia. L’evento ha scosso l’opinione pubblica cinese perché è solo dal 2010 che nel Paese è possibile decidere di donare gli organi, visto che è stato istituito un registro di donatori.
INCHINO. La Ccv, la televisione di stato cinese, ha fatto un ampio servizio sul piccolo Liang, e ha catturato un fotogramma che ha molto colpito tutti. Lo staff medico che doveva occuparsi di espiantare gli organi del giovane deceduto si è inchinato tre volte al suo cospetto, prima di portarlo in sala operatoria per provvedere alle operazioni di espianto. Questo gesto è stato fatto sotto gli occhi della madre ancora piangente, si chiama “koutou” e solitamente si fa ai funerali per salutare con rispetto il caro defunto.
SALVARE VITE. Medici e infermieri, che avevano seguito il ragazzo durante il suo percorso di malattia e scelta finale, hanno deciso di onorarlo prima di sezionare il suo corpo. Liang era ricoverato all’ospedale di Zhongshan e, stando a quanto riportato dalla Ccv, aveva espresso più volte la volontà di fare del bene agli altri tramite la donazione dei suoi organi. Solo otto ore dopo l’espianto, i reni e il fegato di Liang avevano già salvato la vita di due persone.
Articoli correlati
7 commenti
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
Tutto ciò mi ricorda il dottor Frankenstein e gli esperimenti di Auschwitz, quindi se da un lato riconosco l’utilità del trapianto e l’ovvia necessità dell’espianto, che si effettua A CUOR BATTENTE – è giusto ricordarlo: si espianta non da un cadavere, ma da un essere umano vivo – mi turba il fatto che sia diventata in poco tempo una prassi, quando non un ‘obbligo morale’ alle famiglie dei donanti loro malgrado.
Non è corretto definire una persona con elettroencefalogramma piatto una persona in vita.
Giusto per ricordarci la differenza: Eluana Englaro è stata uccisa, per fame e per sete.
Sono invece d’accordo sull’eccessiva pressione che a volte si esercita sulle famiglie dei donatori, anche se il caso citato dall’articolo non mi sembra rientri in questa categoria.
Non ho capito solo una cosa…hanno aspettato che morisse vero? Mica lo hanno ammazzato apposta, pensando che tanto era spacciato?
Perchè fra le due cose ci passa un abisso.
Ma poi non è pericoloso donare gli organi in caso di malattie a diffusione come i tumori? Ci potrebbe essere il rischio di trapiantare organi con metastasi anche piccole.
Una storia meravigliosa, un grande esempio di generosità. Io sono favorevole alla donazione degli organi. Ci sono tante persone gravemente malate la cui unica speranza è il trapianto di un organo. Quando una persona è morta, se i suoi organi sono ancora sani, perché devono decomporsi col defunto? Possono ridare la vita a qualcun altro e questa è una possibilità da non sprecare. Mi inchino anch’io al piccolo Liang. Bravissimo!
L’essere umano trasformato in un magazzino di pezzi di ricambio.
Agghiacciante!
Agghiacciante è la tua idiozia.