Lula my love? No, grazie!

Di Rodolfo Casadei
02 Settembre 2004
Due leader favelados di San Paolo, ex militanti del partito di Lula, smontano il mito del presidente brasiliano: al centro come in periferia la sinistra sta soffocando i movimenti popolari

Sono brasiliani, sono due autentici leader popolari e decine di migliaia di favelados ed ex favelados delle periferie di San Paolo del Brasile vedono in loro il punto di riferimento insostituibile di innumerevoli lotte, ma non verranno mai invitati a una Festa dell’Unità, nessun centro sociale stamperà il loro profilo sulle magliette, né il Manifesto o Liberazione dedicheranno loro una riga. Perché Marcos Zerbini e Cleuza Ramos, compagni nella vita e compagni nelle lotte a fianco dei poveri della metropoli paulista per la casa, la salute e l’educazione, sono due critici implacabili dei venerati idoli di molta sinistra italiana: il presidente Lula, il suo Pt (Partito dei lavoratori) e soprattutto le politiche platealmente centraliste che da loro eternamente sgorgano. Dopo essere stati militanti del partito brasiliano più amato da Agnoletto e Veltroni, ne sono usciti sbattendo la porta e rinunciando a lucrose prebende. Al Meeting di Rimini, dove insieme alla sua compagna è stato invitato a raccontare vent’anni di impegno politico e umano nei movimenti popolari in cui si catalizza la dignità dei più poveri, Zerbini ha parlato chiaro: «La sinistra brasiliana – ha detto – è burocratica e centralizzatrice. I movimenti popolari che non si sottomettono alle politiche decise dagli organi centrali del Pt vengono ostacolati in tutti i modi. Nel partito del presidente vige la linea secondo cui solo esercitando uno stretto controllo sui movimenti popolari spontanei si può trasformare il paese».
Parole frutto di rancori personali, di frustrazioni e invidie? No di certo. La dedizione di Marcos e di Cleuza alla causa dei diseredati, la loro capacità di aggregare e di ottenere risultati sono fuori discussione: dal 1986 ad oggi la loro Asociação dos Trabalhadores Sem Teto de São Paulo (Associazione dei lavoratori senza tetto di San Paolo) ha aiutato 60mila persone a conquistarsi una casa vera e i servizi urbani essenziali (acqua, elettricità, fogne, ecc.) in 24 zone della città. Grazie a convenzioni concluse dall’Associazione con società fornitrici di servizi sanitari oggi 10mila ex favelados hanno accesso a cure mediche a tariffe di favore, mentre centinaia di loro figli frequentano università private altrimenti inaccessibili grazie ad un’altra convenzione. Asili popolari si prendono cura dei più piccoli ed un’iniziativa di “polizia comunitaria” garantisce la sicurezza – merce rara a San Paolo – nelle nuove aree. Le assemblee di quartiere che fanno riferimento al movimento iniziato da Marcos Zerbini e Cleuza Ramos sono 82, 12.500 le famiglie che gravitano attorno ad esso. In poche parole, si tratta dell’associazione pro-favelados più rappresentativa di San Paolo.

Angeli senza cielo
Eppure il Pt di Lula, che governa San Paolo già da anni, ha decretato l’ostracismo. Perché? «Perché – risponde Zerbini – mi sono rifiutato di essere complice del loro progetto: trasformare i movimenti popolari in cinghie di trasmissione delle decisioni prese dai vertici del Pt». All’indomani della vittoria elettorale, il Pt ha cooptato nella funzione pubblica le leadership dei movimenti popolari. «Ci hanno dato posti ben retribuiti nelle amministrazioni comunali e regionali e ci hanno detto: “Adesso dovete fare quello che vi diciamo noi, siete ben pagati per questo. Se non vi va bene, potete andarvene”. Non me l’hanno dovuto ripetere due volte: mi sono dimesso da sovrintendente di un ufficio comunale per l’edilizia popolare e sono uscito dal partito». Zerbini è particolarmente scandalizzato perché il principio di sussidiarietà è costantemente calpestato: «Per dar lustro al suo progetto Fome Zero, Lula ha fatto pressione sulle grandi imprese perché le donazioni che facevano finora alle iniziative di base contro la fame venissero dirottate su un unico conto nazionale gestito dai suoi uomini. A San Paolo i fondi destinati agli asili popolari, che con poca spesa accudiscono decine di migliaia di bambini poveri, sono stati fortemente ridotti per creare nuovi asili, gestiti direttamente dal Comune, che costano molto di più. Per far partire i 21 asili del progetto “Ceu” (sigla che sta per Centri educativi unificati, ma la parola in sé significa “cielo”), che serviranno meno di 50mila bambini, l’assessore all’Educazione ha speso una cifra con cui si sarebbe potuto risolvere il problema di tutti i 200mila bambini bisognosi di San Paolo». Contro il progetto-vetrina dei Ceu Cleuza Ramos ha organizzato una manifestazione di 6mila persone travestite da angeli, riunite sotto lo slogan «Noi siamo gli angeli senza cielo». «Il fine delle loro iniziative non è il bisogno della gente, ma dar lustro al partito e alla figura del presidente», dice Zerbini. Ah, ecco perché tanti politici italiani amano Lula.

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