Il velo che divideva unisce

Di Arrigoni Gianluca
02 Settembre 2004
Sarà anche vero che in Irak tutto è possibile, come è vero che è inutile cercare un barlume di razionalità nella barbarie delle frange più fanatiche e ignoranti dell’islamismo radicale

Sarà anche vero che in Irak tutto è possibile, come è vero che è inutile cercare un barlume di razionalità nella barbarie delle frange più fanatiche e ignoranti dell’islamismo radicale, però è talmente assurda che fa fatica a stare in piedi, la brutta storia dei due giornalisti francesi utilizzati come ostaggi dall’Esercito islamico in Irak (lo stesso gruppo che ha ucciso, tra gli altri, Enzo Baldoni) per ottenere il ritiro della “legge sul velo”. La Francia, che da quarant’anni conduce una politica estera filoaraba, in poche ore è riuscita ad ottenere la condanna dell’azione dell’Esercito islamico in Irak da parte di un numero impressionante di personalità arabe, sia politiche che religiose. Abdelouahed Belkeziz, il segretario generale dell’Organizzazione della conferenza islamica che ha sede a Gedda, in Arabia Saudita, ed associa 57 Stati musulmani, ha dichiarato che tali azioni non possono che causare «un torto irreparabile» e «nuocere alla causa irakena». Belkeziz ha aggiunto che «il fatto di farsi in questo modo dei nemici tra i paesi amici non è ragionevole».
Un comitato dell’universita di Al Azhar, al Cairo, fa sapere che questo tipo di azioni «nuocciono alla libertà umana e individuale, protette dai princìpi di base della religione musulmana». Anche Yasser Arafat, da Ramallah, ricordando che Jacques Chirac è «un amico del popolo palestinese», ha fatto sapere che tutto questo «è dannoso alle cause palestinese e irakena». E se nel mondo arabo di reazioni di questo tipo ce ne sono parecchie, anche il nostro Javier Solana, lo spagnolo che rappresenta la politica estera dell’Unione Europea, in un comunicato ha fatto sapere che «sono di nuovo in gioco la libertà d’espressione e i valori della tolleranza e del rispetto dell’altro al quale tengono tutti gli europei». Benissimo, però com’è che tutti questi bei propositi di Arafat, Solana e così via saltano fuori solo adesso, come se fosse la prima volta che in Irak succedono cose del genere? Comunque, per mostrare l’assurdità dell’operazione messa in piedi dall’Esercito islamico in Irak, che nel mondo arabo ha ottenuto il successo che abbiamo visto, va aggiunto che in Francia la reazione ha spinto ad una specie di “unione nazionale” non solo tra i partiti di governo e quelli d’opposizione, ma anche tra governo e associazioni musulmane. In pratica il risultato è stato all’opposto di quello sperato, se davvero di questo si tratta, perché l’ala più oltranzista dei musulmani francesi, l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia (Uoif), che aveva consigliato alle ragazze musulmane di cercare la provocazione presentandosi a scuola con il velo, e che aveva messo a disposizione di queste ragazze un numero di telefono per un eventuale sostegno giuridico, non solo ha dovuto darsi una calmata, rinunciando alle provocazioni che in questo momento nessuno sarebbe disposto ad accettare, ma ha anche fatto sapere di «rifiutare a ogni forza straniera il diritto d’immischiarsi… nelle relazioni dell’islam di Francia con la Repubblica». Una dichiarazione paradossale, quando si sa che l’Uoif è legata anche finanziariamente all’Arabia Saudita. In ogni caso, ora probabilmente le circostanze permetteranno alla “legge sul velo” di radicarsi in Francia senza trovare eccessivi ostacoli.

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