Quello che vale
Questa è una rubrica cinica e bara, ma ci sono momenti in cui bisogna fare un passo indietro. Dunque oggi, questa rubrica è per Chiarino Cimurri, un grande appassionato, un amico che se n’è andato una settimana fa. Chiarino era figlio di un famoso meccanico del Giro, che aveva aggiustato le bici dei più grandi, da Coppi in giù. Chiarino amava lo sport (tutti e in particolare il tennis) e il prossimo. Aveva una casa grande e accogliente come il suo cuore, che, però non aveva le fondamenta in buon cemento. Questa rubrica è per Cesare Prandelli, uno degli allenatori migliori in circolazione, tecnicamente ma soprattutto umanamente. Adesso che ha lasciato la Roma, preferirei che fosse una merdaccia ma che sua moglie non dovesse affrontare la malattia. Ma lui forse – anzi senza forse – la pensa al contrario ed è questo che lo rende speciale. Penso a loro, a Chiarino e Cesare, a quello che è stato uno a quello che è l’altro. Penso alle mille storie dell’Olimpiade appena finita, agli atleti che si sono preparati quattro anni per venire qui, che hanno vinto o perso, e di cui non sentiremo più parlare. Lo so, non è una novità. Ma faccio sempre più fatica a riabituarmi, ogni settembre, a Giraudo e Totti, a Galliani e Moratti. Sarà la vecchiaia? Ciao Chiarino. Fai buon viaggio e non scordarti una racchetta.
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