I NEMICI DELL’UMANITA’ AL CINEMA? CHIESE E FAMIGLIA
E’ una stagione partita all’insegna di grandi e sempiterni ideali: La libertà sventolata da Michael Moore contro il signore del male George Bush, sbeffeggiato nel suo perfido “Fahrenheit 9/11” è solo un anticipo di ciò che vedrete sul grande schermo. Mentre dal Lido di Venezia Spike Lee tuona contro la legge italiana sulla procreazione assistita (e il suo film “She Hate Me” è, di fatto, un lungo spot a favore di chi la legge vuole abolirla), è già pronto a uscire “La mala educación” di Pedro Almodóvar, l’ennesimo film contro la Chiesa cattolica. Sempre in nome della libertà e della tolleranza che sembrano non morire mai.
Dai preti pedofili del recente “Angeli ribelli” alle ormai celebri suore dai metodi nazisti di “Magdalene”, Leone d’Oro alla Mostra di Venezia 2002, ne sono passati sotto i ponti di film anticattolici. Negli ultimi quattro anni sono ben quattordici i film usciti in Italia, espressamente rivolti contro la Chiesa di Roma: in ordine alfabetico, “Amen”, “Angeli ribelli”, “I banchieri di Dio”, “The Body”, “Il crimine di Padre Amaro”, “The Dangeorus Lives of Altar Boys”, “Dogma”, “I fiumi di Porpora 2. Gli angeli dell’Apocalisse”, “Luther”, “Magdalene”, “L’ora di religione”, “Second Name”, “Segreti di Stato”, “Semana Santa”. Thriller, film d’autore, film pseudo-storici e persino commedie: ce n’è per tutti i gusti e sensibilità. L’importante è colpire e screditare una Chiesa che sembra essere popolata solo da preti pedofili, suore impazzite, papi nazisti e vescovi al soldo della mafia. Una Chiesa che, se proprio deve esserci, non c’entra, come ha ben dimostrato Marco Tullio Giordana ne “La meglio gioventù” (sei ore per raccontare trent’anni di storia d’Italia e nemmeno un minuto dedicato ad un Papa). Quando invece non si colpisce al cuore direttamente la Chiesa, le si minano le fondamenta, distruggendone la famiglia. Padri e madri violenti se non incestuosi, e adolescenti lasciati liberi di buttare al vento la propria esistenza sono al centro di film recenti come “Ken Park”, “Elephant”, “Y tu mama tambien”, “Le regole dell’attrazione”, “Una lei tra di noi”, “Vite nascoste”, “The Dreamers”, “Lucia y el sexo”, “Scopami”, “Ma mère”. Suicidi, violenze, e tonnellate di sesso esibito e malsano, sono la cifra tematica di film, che dopo aver documentato la disgregazione dell’io privo di famiglia e di rapporti sani, non sanno più nemmeno provare pietà nel rappresentare ciò che resta dell’umano. E mentre i cattivi rimangono sempre gli stessi, dal padre di famiglia al sommo pontefice, non cambiano i buoni né le loro pretese. Dalla liberalizzazione delle droghe (“L’erba proibita”, “L’erba di Grace”) alla difesa degli oppressi no-global (“Genova senza risposte”, “Carlo Giuliani, ragazzo”), dalla celebrazione di vecchi eroi (“I diari della motocicletta”) alla santificazione di nuovi paladini (“Ilaria Alpi. Il più crudele dei giorni”), alle accuse contro il regime americano (“11 settembre 2001”, “Viaggio a Kandahar”) fino agli spot a favore dell’eutanasia (“Le invasioni barbariche”, “Mare dentro”), del libero amore (“A mia madre piacciono le donne”) o semplicemente film contro qualcuno (gli anticiellini “Fortezza Bastiani” e “Mi piace lavorare”). Tutti film difesi e trattati benevolmente da una critica militante che sembra spesso preferire interessi privati ad un realista giudizio in merito. Come nel caso del recente “Per sempre”, film dalla pessima fattura scritto però da Maurizio Costanzo e quindi accolto con generosità da una critica in altri momenti decisamente più astiosa. La stessa generosità con cui, evidentemente, la direttrice del Festival di Locarno Irene Bignardi sorella della più nota Daria, doveva consegnare quest’estate il Pardo D’oro come miglior film al filopalestinese “Private” di Saverio Costanzo, figlio del più noto Maurizio. I buoni non cambiano mai. I potenti, nemmeno.
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