ADDIO IKEA
Già una ricomincia l’anno, dopo la ri-creazione data da vacanze di una volta, abbastanza alterata: i figli grandi ti hanno dato tre elenchi di libri da comprare: «Tu hai la macchina», il piccolo non ne vuol sapere di cominciare l’asilo «oggi vado al mare con la mamma», anche la casa si è ribellata, telefono e lavastoviglie sono rotti, vestiti e libri invadono ogni buco, è la battaglia, piccola, quotidiana, da cominciare di continuo, di tutte le madri per rendere famiglia ciò che sarebbe, lasciata a se stessa, un’accozzaglia di persone e cose. Ma poi ti dicono pure come dovresti vivere e dal Corriere sculacciano, ma in fondo in fondo esaltano, invidiano e, descrivendolo, lo pongono come modello, lo “splendido 40enne” di oggi, niente famiglia, niente responsabilità. Un amico di nome Paolo Preti, 48 anni, stessa età, stessi anni di università, così ci incanta dal giornale: «Vivo senza condizionamenti, senza una meta precisa, non ho ancora deciso cosa farò da grande, gli sposati sono ingabbiati nella routine», eterni finti-adolescenti ma con i soldi in tasca, eterni finti-adolescenti che «io vivo alla giornata», «si vive pensando al presente», e saranno i miei figli a pagarti la pensione, a meno che non cambi qualcosa. E chiaramente il mondo fa il filo a gente così, televisioni, giornali, cinema, viaggi, ristoranti, mobili, tutto è per lui perfetto consumatore. Ci restava l’Ikea, a noi famiglie, 4 metri di tavoloni accostati, confusione di bambini attorno alla cui presenza la casa era arredata. Ma anche loro hanno cambiato rotta e puntano sul “relax”, il rileeeex della camera da letto, fulcro della casa non più la cucina, la sala, lo stare con gli altri, ma l’intimità dello stare con se stessi, niente bambini, niente responsabilità. In questa nuova filosofia dell’Ikea, la camera è “l’oasi”, in cui dimenticare la dura realtà, “per dormire, lavorare, rilassarsi”. E pensare che noi, la camera, la usiamo per farci i figli. Anche l’Ikea, ormai, fa il filo a te, Paolo.
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