LE CHIAVI DI CASA

Di Simone Fortunato
23 Settembre 2004
Un giovane padre ritrova dopo anni il figlio disabile. Lo accompagnerà a Berlino in una clinica di riabilitazione.

Un uomo bello, giovane e forte ritrova il figlio dopo anni di assenza. E lo ritrova fragile e solo. Handicappato. Lo ritrova e non sa più che fare: non sa più come comportarsi, non sa più cosa dire. Deve imparare ad essere padre. è centrato intorno alla figura del padre, l’ultimo film di Gianni Amelio (“Il ladro di bambini”, “Lamerica”) uno degli autori più seri e meno ideologici del nostro cinema. Un film che parla di padri e di figli in termini drammatici ma positivi è una buona notizia per un cinema che sempre più, negli ultimi anni, sta cancellando la figura paterna dal grande schermo. E “Le chiavi di casa” è un’ottima notizia. Girato con uno stile sobrio e misurato, prosaico quasi quanto il titolo, il film interpretato da Kim Rossi Stuart, nonostante il soggetto difficile, è un melodramma lucido e delicatissimo nell’affrontare il dramma, e mette in scena i temi cari al regista calabrese: padri e figli in viaggio attraverso una realtà intessuta di dolore e spesso incomprensibile per chi la vive. Un dolente road movie attraverso la fatica del reale in cui i protagonisti vogliono vederci dentro e, magari, chiedersi pure il perché.
Di G. Amelio, con K. Rossi Stuart, C. Rampling

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