TRA BENE E MALE

Di Valenti Annalena
23 Settembre 2004
Per ricordare a me stessa e al mondo perché mando i miei figli in certe scuole

Per ricordare a me stessa e al mondo perché mando i miei figli in certe scuole, che, quando arriva il rimborso del buono scuola e uno si rende conto di ciò che paga per l’istruzione di sei pupi, si chiede se ne valga la pena, vi propongo stralci del discorso che il preside del liceo Don Gnocchi ha tenuto il primo giorno di scuola (Il discorso è stato pubblicato su Il Foglio del 16-9). Il prof. Viganò è partito dai fatti successi a Beslan: «… Quando il male prende il nome di bene, quando si può usare una persona come strumento per realizzare un’idea di bene che sta nella nostra testa, allora succedono i disastri… Il male è sempre male e genera sempre dolore, ma fin quando chi lo commette sa riconoscere che il male è male, permane un freno, un giudizio che combatte la negatività che è in noi. Ma quando il male viene chiamato bene, non c’è più freno. Il terrorismo dei nostri giorni nasce da qui, è una delle tante varianti di un’unica radice: l’ideologia… c’è da imparare a riconoscere la realtà per quello che è, c’è da imparare a distinguere il bene dal male. è un lavoro lungo e impegnativo. Si chiama educazione. Per questo si viene a scuola, per questo vale la pena di iniziare oggi l’anno scolastico, per imparare con pazienza a distinguere il bene dal male, il vero dal falso, il bello dal brutto. è un lavoro lungo, che richiede metodo e umiltà, che richiede di guardare la realtà e di interrogarsi sul senso, che si accompagna sempre alla possibilità dell’errore… Ai colleghi insegnanti ricordo che qui sta la dignità del nostro lavoro, nell’accompagnare dei giovani a saper distinguere il bene dal male, il vero dal falso, il bello dal brutto; fuori da questa responsabilità il nostro diventa un ben misero lavoro… Il lavoro di riconoscere il bene dal male parte sempre da un abbraccio, dall’esperienza di essere amati… c’è da lavorare per crescere… nessuno può permettersi di demandare ad altri la responsabilità di ragionare per lui, di distinguere per lui il bene dal male».

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