KING ARTHUR

Di Simone Fortunato
30 Settembre 2004
La vera storia di Artù, ufficiale della cavalleria romana in Britannia.

Premesse promettenti: un produttore di successo (il Bruckheimer de “La maledizione della prima luna”), un regista di mestiere (Fuqua di “Training Day”) e uno sceneggiatore (Franzoni de “Il gladiatore”) che vorrebbe portare sullo schermo la vera storia di Artù, ovvero Artorius, capitano della cavalleria romana in Britannia. Risultati sconcertanti: all’assoluta mancanza di un respiro epico si accompagna un cast apatico (in cui Artù ha costantemente l’aria da manzo sulla via del macello), una sceneggiatura verbosa e anacronistica (gli ideali romantici di libertà nutriti dai Sarmati), ed una caratterizzazione dei personaggi (Ginevra in versione amazzone) che fa ridere i polli. Tutto questo in un film che vuole richiamarsi alla vera realtà dei fatti ma che non è mai minimamente verisimile (la battaglia risolta a picconate sul ghiaccio). Una perdita di tempo che fa mal sperare sui prossimi adattamenti “mitici”: dopo l’“Alexander” di Stone, chi mai vedremo sullo schermo? La coppia Giasone e Medea interpretata da Bova e dalla Cucinotta? O Richard Gere nei panni di Ulisse nel periglioso ritorno alla bella Penelope (Jennifer Lopez)? O addirittura Tom Cruise, smarrito nella selva oscura?
Di A. Fuqua, con C. Owen, K. Knightley

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