MI MANDA RAI TRE… e il nano diventa cult
Trionfalmente presentato da Repubblica come l’evento musicale dell’anno, negli Stati Uniti è partito il “Vote4Change Tour”, carrozzone politico-canoro che vede riuniti nomi di primo piano del rock a stelle e strisce accomunati dall’odio verso il presidente in carica. Come al solito ci tocca invidiare gli americani: da loro nani e ballerine si mobilitano soltanto ogni quattro anni e per un mesetto scarso. Qui, invece, l’esercito degli agit-prop da canzonetta è in servizio permanente effettivo 365 giorni l’anno: ti giri e c’è uno che canta contro la Letizia Moratti (generalmente sono cantautori interisti, convinti così di far pressione su Massimo visto che di riforma della scuola ne sanno pochino), cambi canale e trovi Flavia Vento a discettare di politica al convegno della Margherita (e poi Francesco Rutelli si lamenta per come lo tratta Romano Prodi), cambi un’altra volta e incontri una velina che ti agita la chiappa in faccia per sensibilizzarti sul tema della fame nel mondo oppure una top model che in nome della salvezza delle balene posa nuda per un calendario (mai un cane che facesse una Polaroid per il figlio del pescatore eschimese destinato a schiattare di fame in onore dell’animalismo). è un paese splendido il nostro, da “Zelig” a Simona Ventura passando per Fabio Fazio non c’è trasmissione dove non compaia qualcuno con la maglietta “Basta bombe” (“Quelli che il calcio…”, domenica 3 ottobre) mentre canta un’insulsa canzonetta pubblicata da una multinazionale, oppure dove due miracolati il cui unico merito nella vita è quello di fare apologia del fancazzismo (pagati da Mediaset, ovviamente) si permettono di insultare in diretta un ministro della Repubblica. C’è poco da fare, questi guerriglieri al sushi non mollano l’osso: d’altronde hanno scoperto il più lucroso e semplice dei modi per non lavorare e fare i soldi. Da un certo punto di vista, c’è da capirli: una volta almeno la logica era ferrea. O facevi l’artista schierato (a sinistra, ovviamente) o facevi il “qualunquista”, il canzonettaro tutto cuore e amore: si poteva scegliere. Oggi invece la società del “diritto universale” costringe tutti, anche i più candidi, a schierarsi per sopravvivere: ecco quindi Max Pezzali, cantore dell’infausto destino dell’Uomo Ragno, dire addio alla sua onorevole carriera e trasformarsi in advertising man dei referendum radicali con tanto di maglietta sfoggiata durante un concerto e ringraziamento di Daniele Capezzone. Attendiamo, speranzosi, un intervento pubblico di Mino Reitano in favore di Al-Sadr, una presa di posizione dei Pooh sulla firma russa al protocollo di Kyoto e un appello congiunto Jovanotti-Tiziano Ferro sull’ipotesi di seggio Ue al Consiglio di sicurezza dell’Onu. E dove se non in Italia, poi, due volti della Tv di Stato possono usare il video pubblico per farsi campagna elettorale per il Parlamento europeo (Lilli Gruber) e per le regionali del Lazio (mister “Mi manda Rai3”, Piero Marrazzo)? Una volta, se la memoria non ci inganna, il Festivalbar era una manifestazione canora e Mtv un’emittente televisiva dedicata alla musica: adesso il primo sembra il congresso di Rifondazione, con Piero Pelù nel ruolo ormai a vita (un Lord inglese è meno sicuro della propria intangibilità) di mahatma e la seconda una sorta di Telepanda, dove un nero non è neppure più una persona “di colore” ma quantomeno un “afro-americano nativo strappato secoli fa alla propria terra in nome di un colonialismo imperialista e senza scrupoli” (anche se è nato e cresciuto a Barletta e si chiama Pino) e dove per non urtare la sensibilità degli aderenti alla Lega per la difesa dello zibellino nano del Kazakistan si organizzano puntate ad hoc di “Loveline” (nel corso della quale, in compenso, potrete apprendere quale sia il lubrificante migliore per una bella ammucchiata) con raccolta di firme. Sarà, ma più passa il tempo, più Aldo Biscardi ci sembra un vero gigante…
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