Chi dà i numeri?

Di Nicola Imberti
14 Ottobre 2004
Presentando la prima parte della Finanziaria, il ministro Siniscalco ha raccolto le dure critiche dell’opposizione e rinfocolato gli screzi nella maggioranza: ma è davvero tutto da buttare?

La “luna di miele” di Domenico Siniscalco è già finita. Al ministro “dell’armonia” è bastato presentare la prima parte della legge Finanziaria perché gli animi si surriscaldassero. L’opposizione, come era prevedibile, è partita all’attacco e, per il 6 novembre, annuncia una manifestazione contro la “Finanziaria delle tasse”. La maggioranza per non essere da meno ha riproposto gli screzi pre-vacanzieri che sembravano ormai sopiti.

L’OPPOSIZIONE LOTTA
«La Finanziaria è organizzata così per due motivi: innanzitutto perché devono coprire il buco che hanno fatto in questi tre anni (24 miliardi euro) e in secondo luogo perché devono rastrellare risorse per realizzare l’operazione mediatica del taglio delle tasse». Non le manda certo a dire Enrico Letta, eurodeputato e responsabile economico della Margherita.
«Al contrario – continua Letta – non si capisce che c’è bisogno di sviluppo e, quindi, di lavorare attorno ad alcuni punti privilegiati. Innanzitutto il Sud con interventi sul terreno della fiscalità differenziata. Dobbiamo creare una fiscalità finalizzata all’innovazione. Secondo il taglio dell’Irap, e non dell’Irpef, sulla ricerca e sui contributi sul lavoro. Così facendo si interviene sulla produttività e sulla competitività. In terzo luogo occorre promuovere un sistema di incentivi alle imprese che sia selettivo e privilegi gli interventi a favore dell’innovazione e della ricerca».
Assolutamente in sintonia con Letta Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds. «Noi – esordisce l’eurodeputato – abbiamo sempre chiesto che venisse detta la verità: come siamo arrivati a dover fare una Finanziaria da 50mila miliardi di vecchie lire cosa unica in Europa».
«In questi anni – continua Bersani – noi abbiamo sopravvalutato i dati di crescita, abbiamo perso il controllo dei grandi aggregati di spesa corrente e abbiamo affrontato i problemi che si aprivano con condoni o colpi di fantasia. Bisogna mettere al bando tutte queste cose e fare operazioni più mirate. Forse non basterà una Finanziaria, ma dobbiamo iniziare. Cerchiamo di capire quali sono i problemi e interveniamo. A cosa serve, ad esempio, bloccare gli investimenti di quegli enti locali che hanno un buon equilibrio di bilancio? A cosa serve ridurre le tasse per salvare la faccia di chi ha fatto promesse senza mantenerle?».
Secondo lei ci sarà lo spazio per un confronto costruttivo tra maggioranza e opposizione su questi temi? «Io pronostico – continua Bersani – che, come al solito, si aprirà una grande rissa all’interno della maggioranza e, per chiudere questa rissa, si metterà il voto di fiducia. In questo modo non ci sarà nessuna discussione».

LA MAGGIORANZA LITIGA
Attaccata dall’opposizione, la maggioranza sembra non aver pace neanche al proprio interno. Anche se, come dice Luigi Casero, responsabile economico di Forza Italia, «si tratta di un confronto legittimo tra diverse posizioni». «Dopo tutto – continua Casero – la Finanziaria dovrà essere giudicata alla fine dell’iter legislativo insieme al collegato e agli interventi fiscali che la completano. Siamo solo all’inizio, anche se abbiamo già iniziato una serie di incontri con le parti sociali e le categorie economiche per capire le varie esigenze. Come Forza Italia è chiaro che la riduzione delle tasse è per noi la prima cosa da fare, ma è nostra intenzione promuovere anche interventi a favore della competitività delle piccole e medie imprese e del sistema paese cercando di incrementare i fondi destinati alla ricerca e all’innovazione, e intervenendo anche su alcuni strumenti fiscali come l’Irap».
«Inoltre cercheremo di realizzare una serie di interventi settoriali come, ad esempio, quelli che riguardano la ristrutturazione urbana e la salvaguardia dei piccoli centri o quelli per destinare beni, servizi e denaro a enti con finalità non profit. Detto questo vorrei precisare che nella Finanziaria non vengono tagliati servizi (ai Comuni viene dato il 2% in più di trasferimenti), non ci sono nuove tasse e vengono anche incrementate le risorse aggiuntive per il Sud».
Il quadro resta comunque complesso e se la Lega pesta i piedi perché non intende votare una Finanziaria che penalizza i ceti produttivi e riserva finanziamenti a fondo perduto al Sud, il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè ricorda l’importanza di dialogare “sugli investimenti in capitale umano e sulla competitività nel suo complesso”. «Sarebbe opportuno – continua Volontè – introdurre anche in Italia un fisco equo che tenga conto anche della composizione di ogni famiglia».
Perplessità vengono da An dove il responsabile politiche di bilancio Alberto Giorgetti non crede che la Finanziaria e il collegato «riusciranno a dare tutte le risposte che noi vorremmo». Qui, però, il tema primario è quello «del potere di acquisto e dei problemi di disuguaglianza sociale che si stanno evidenziando dopo l’introduzione dell’euro». La conclusione, più che un buon auspicio, sembra una minaccia. «Noi – dice Giorgetti – punteremo ad un miglioramento complessivo di questa Finanziaria che rischia di essere esclusivamente di rigore lasciando tutti i nodi del Paese irrisolti».

LA FINANZIARIA CHE SARA’
Anche Guido Crosetto,deputato di Forza Italia e relatore per la maggioranza del ddl, ci ripete che «la Finanziaria è appena all’inizio del suo percorso e andrà giudicata solo alla fine». «Per il momento – continua Crosetto – l’obiettivo è rispettare i parametri di Maastricht. Dobbiamo prendere atto del fatto che il nostro paese ha il più alto debito pubblico al mondo. Noi lo stiamo riducendo, ma non è facile portarlo dal 106% del Pil al 60%. Contestualmente dobbiamo ridurre il deficit e questo può essere fatto solo con delle misure di controllo dei conti».
«Non dimentichiamoci però che manca ancora una delle colonne su cui si regge questa Finanziaria: quella che riguarda lo sviluppo ed è inserita nel collegato. Qui ci saranno le priorità: la riduzione fiscale, un insieme di manovre per venire incontro ai problemi e alle prospettive dell’economia con particolare attenzione alle spese per la ricerca. Poi cercheremo di affrontare la situazione congiunturale dell’aumento del petrolio e del contestuale aumento delle materie. Infine ci occuperemo del Sud attraverso meccanismi virtuosi che abbiano una prospettiva e che non si basino solo sulla difesa dell’esistente».

LA FINANZIARIA CHE DOVREBBE ESSERE
Per Luigi Campiglio prorettore e professore ordinario di Politica Economica presso l’Università Cattolica di Milano la ricetta è semplice: «Occorre fare il contrario di quello che si sta facendo». «Questa – riprende Campiglio – è una Finanziaria tradizionale che persegue la riduzione del debito pubblico a qualunque costo. Purtroppo, così facendo, si perde di vista il fatto che con l’introduzione dell’euro qualcosa è cambiato nella gestione della politica economica. La politica fiscale, ad esempio, dovrebbe essere più selettiva. Il tetto del 2% va bene se l’unico obiettivo è quello di ridurre la spesa, ma diventa immediatamente inadeguato se l’obiettivo è anche la crescita del paese. Questa Finanziaria è troppo condizionata dalla speranza, secondo me un po’ eccessiva, che la credibilità sui mercati internazionali sia tutto. Così, però, si trascura come questa credibilità viene raggiunta. Dobbiamo avere uno sguardo selettivo e differenziato, esattamente l’opposto di quello che si sta facendo. Qualsiasi intervento dovrebbe rispondere alla domanda: ciò che sto facendo è in una logica di crescita del paese o no?».
«Anch’io – conclude Campiglio – credo sia difficile lavorare “di fino”, ma è ciò di cui abbiamo bisogno».

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