HERO

Di Simone Fortunato
14 Ottobre 2004
Nella Cina antica, le vicende di tre samurai in lotta con l’imperatore.

Kolossal intimista di enorme impatto visivo, diretto da uno dei registi più celebrati d’Oriente (lo Zhang Yimou di Lanterne rosse), “Hero” è una bella sorpresa d’inizio stagione.
Eroe è chi conosce dove è il bene e sa sacrificarsi nel nome di un ideale concreto, di un popolo: è questa l’intuizione realista di un film che sa coniugare lo spettacolo delle arti marziali con rilievi filosofici e una delicata psicologia dei personaggi. Tre uomini in lotta con un imperatore. Le loro storie sono raccontate attraverso altrettanti flash back. Un unico obiettivo: il bene di un popolo per cui vale la pena sacrificare la propria vita. Senza rimpianti. “Hero” è un film spettacolare e religioso, in cui l’uomo sa riconoscere il bene dal male e agisce in armonia con una natura che raramente al cinema è stata rappresentata così bella. Uomini in lotta nel dramma della vita, certi di un bene più grande e di una giustizia più sicura del proprio interesse personale. Uomini convinti che tutta la realtà, guerra compresa, abbia un ordine e un senso. Uomini in lotta per la pace. Il che comporta sacrificio e responsabilità, non semplice disimpegno. Uomini che sembrano eroi ma che preferiamo chiamare martiri.
Di Z. Yimou, con J. Li, T. Leung

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