DUBBI LITUANI
Alle beghe di condominio in cui è impegnata la diplomazia europea, si aggiunge la voce lituana. Il problema è con l’euro, la parola. La Lituania non è d’accordo a scrivere “euro” nello stesso modo in tutti i documenti ufficiali di tutti i paesi membri, così come chiesto dalla Banca centrale europea e dai ministri delle Finanze. Il fatto è che da quelle parti il termine euro, che già viene tradotto “euras”, dipende dal caso grammaticale, per cui “euras” può diventare “euro”, “eurui” o “eura” a seconda della frase. In pratica in lituano “euro” vuol dire “di euro”, cioè se dicono “dammi un euro” vuo dire “dammi di un euro”, insomma non ci capiscono più niente. Hanno voluto la bicicletta e ora che pedalino? Forse, ma questi fanno sul serio, e al Consiglio dei ministri qualcuno già parla di “ricatto”. Per dar peso alla richiesta, la Lituania ha fatto balenare la minaccia di non firmare la Costituzione europea, il prossimo 29 ottobre. Contando sull’appoggio di Lettonia, Malta, Ungheria e Slovenia, ha rifiutato un compromesso presentato dalla presidenza olandese di turno della Ue che proponeva l’utilizzo del termine “euro” tra parentesi, accanto alla corretta traduzione in lingua lituana. Cercasi febbrilmente una raffinata soluzione diplomatica.
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