COLLATERAL
L’ultimo film di Michael Mann è l’ennesimo capolavoro di un regista in grado di coniugare le esigenze dello spettacolo e le urgenze dell’opera d’arte. Dopo aver affrontato con risultati sorprendenti il thriller classico (“Manhunter”), il genere storico (“L’ultimo dei Mohicani”), il crime movie (“Heat – La sfida”), il dramma esistenziale (“Insider”) e la biografia sportiva (“Alì”), Mann si dedica al noir metropolitano. Noir perché tutto è nero «dalla notte opaca di Los Angeles all’oscurità di molti dei personaggi in gioco» e perché sulla realtà aleggia la dura legge di un destino da cui non si può scappare. Fedele alle tre unità che Aristotele riconobbe alla base della tragedia classica, Mann costruisce un racconto avvincente, fatto di suspense continua «come nella lunga, hitchcockiana sequenza nel palazzo di giustizia» e di omaggi al cinema «soprattutto metropolitano, da “Taxi Driver” a “Carlito’s Way”», in cui si innesta la vicenda di eroi tragici e morali, che pur vivendo sotto un cielo di indifferenza, e pur prigionieri «di un taxi, di una città, di un destino che sono inevitabilmente chiamati a compiere» sanno ancora riconoscere cosa è bene e cosa è male. Un capolavoro di sensibilità e di grande sapienza tecnica.
Di M. Mann, con J. Foxx, T. Cruise
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