LA CINA CHE NON TI ASPETTI

Di Rodolfo Casadei
04 Novembre 2004
Agricoltura biologica in Cina? La notizia fa fremere d’incredulità il conformista. Eppure i numeri parlano chiaro

Cosa? Agricoltura biologica in Cina? La notizia fa fremere d’incredulità il conformista, fatalmente plagiato dal blabla politically correct che conosce soltanto una Cina fatta di città irrespirabili e terre agricole desertificate. Eppure i numeri parlano chiaro: il mercato cinese del green food vale già 8,6 miliardi di dollari e cresce ad un ritmo del 20% all’anno. E la principale azienda del settore, la sino-americana Bodisen Biotech che produce e commercializza fertilizzanti organici, quest’anno aumenterà le vendite del 55% e i guadagni del 159%, mentre sta costruendo una nuova fabbrica nello Shaanxi per portare da 100 a 500 milioni di tonnellate la sua produzione di composto organico. Un altro bello schiaffo ai luoghi comuni: una multinazionale del Delaware con un presidente del Consiglio di amministrazione che di nome fa Qiong Wang e che quest’anno è stata nominata “donna dell’anno” dall’Associazione delle donne cinesi per i suoi meriti di agronomo e manager. Un bel rebus, per i teorici della rivalità strategica fra Usa e Cina.
Naturalmente non c’è niente di ideologico nel boom cinese della bioagricoltura. Stephen Johnson, il dinamico rappresentante americano della Bodisen, è uno che dice: «Sono d’accordo, l’ideale sarebbe coltivare piante Ogm con pesticidi e fertilizzanti organici». E la Cina ha bisogno di un po’ di agricoltura biologica perché i fertilizzanti chimici hanno fatto la differenza fra la vita e la morte per centinaia di milioni di contadini cinesi negli ultimi quarant’anni, ma adesso l’ambiente presenta il conto e i danni rischiano di superare i guadagni: negli ultimi vent’anni è andato desertificato un territorio grande come l’Italia nel nord della Cina, e una decina di milioni di contadini hanno dovuto essere trasferiti in massa in altre regioni, come si fa da quelle parti. Il problema dei fertilizzanti chimici è che impoveriscono il terreno e compromettono la sua produttività a lungo termine. Quelli organici, invece, rilasciano sostanze nutrienti nel terreno che poi vengono “lavorate” dai microrganismi a vantaggio delle piante. A certe condizioni, i prodotti della Bodisen hanno determinato un aumento fra il 10 ed il 35% del rendimento delle coltivazioni, con grande beneficio dei poverissimi contadini: un incremento del reddito per famiglia stimabile intorno ai 1.000 dollari all’anno.
Le autorità cinesi, preoccupate per l’equilibrio ecologico e consapevoli che anche nel paese esiste ormai una fascia di popolazione in grado di sostenere consumi più costosi, hanno deliberato di convertire all’agricoltura organica il 5% delle terre coltivabili (una superficie pari alla somma di Piemonte, Lombardia e Veneto). Non c’è da meravigliarsi che Bodisen sia l’unica impresa produttrice di fertilizzanti e pesticidi organici quotata alla Borsa di New York che distribuisce agli azionisti dividendi in crescita. I 5 milioni di dollari di profitti di quest’anno dovrebbero diventare quasi 14 nel 2005 e più di 18 nel 2006. Giganti della finanza come Westminster Securities e New York Global Securities si sono fiondati in visita nel remoto Shaanxi. L’odore dei soldi, anche quando è mescolato a quello del concime, si sente da lontano.

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