L’UOMO ETERNO
«Ad ora ad ora / m’insegnavate come l’uom s’atterna». È Dante a Brunetto Latini. «In sette parole» commenta George Steiner «Dante ci dice quale sia lo scopo dell’autentico insegnamento». È la sintesi fulminante dell’ultimo libro del grande linguista, dedicato a quello che chiama – Deo gratia! – il mistero dell’insegnamento: «immersi come siamo in forme quasi infinite di insegnamento (…) raramente assumiamo la distanza necessaria a considerare il prodigio della trasmissione, insomma quello che chiamerei il mistero della cosa».
In un’epoca dominata da una perversa riduzione tecnicistica (ricordate la lettera dell’aspirante insegnante di quindici giorni fa?), le parole di Steiner suonano come un balsamo salutare: «L’insegnamento autentico è una vocazione. È una chiamata. Rabbi, in ebraico, significa semplicemente “insegnante”. Ma ci rammenta una dignità immemoriale. Ai suoi livelli più elementari – che in realtà non sono mai elementari – o ai livelli del sommo privilegio, l’autentico insegnamento scaturisce da una convocazione. (…) Insegnare seriamente è toccare ciò che vi è di più vitale in un essere umano. È cercare un accesso all’integrità più viva e intima di un bambino o di un adulto. Un insegnamento scadente, una pedagogia di routine, uno stile di istruzione che è, consapevolmente o meno, cinico nei suoi obiettivi meramente utilitari, sono rovinosi. Distruggono la speranza alle radici. Un insegnamento di cattiva qualità è, quasi letteralmente, un assassinio e, metaforicamente, un peccato. Un insegnamento morto, esercitato dalla mediocrità forse inconsciamente vendicativa di pedagoghi frustrati, ha ucciso per milioni di persone la matematica, la poesia, il pensiero logico. In realtà, la maggioranza di coloro ai quali affidiamo i nostri bambini sono becchini più o meno amabili».
I modelli occidentali dell’insegnamento, piaccia o no, sono Socrate e Gesù. E indicano la forma di ogni possibile insegnamento vero, libero e insieme liberante: «Ogni magistero che abbia valore indica una relazione triangolare. L’apice, ma anche la base, sono costituiti dalla verità immutabile, divina. “Noi parliamo, ma è Dio che insegna”», come sintetizza sant’Agostino. Il resto è abuso di potere.
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