Forti con i deboli

Di Rodolfo Casadei
11 Novembre 2004
Mentre la Grande Alleanza Democratica irride e bastona il presunto “integralismo cristiano”, mantiene un silenzio da “dhimmi” su certi fatti di Amsterdam, Mogadiscio, Falluja e dintorni. Savoir faire o fifa blu?

Un tempo, prima dell’epopea manettara di Tangentopoli e del suo contrario, cioè prima di Carlo Taormina, si diceva che tre indizi fanno una prova. La settimana scorsa discutevamo in redazione dell’opportunità di sostituire la rubrica “Jihadisti e nichilisti” con una dal titolo “Dhimmitudini”, ove sottolineare gli atteggiamenti di sottomissione politico-religiosa che nascono dal relativismo culturale politicamente corretto europeo. Tre episodi che si sono verificati in pochi giorni ci hanno convinto della giustezza dell’intuizione. Il primo riguarda un bell’incontro pubblico organizzato giovedì scorso dal mensile Mondo e Missione per presentare il libro Io sono nessuno, dedicato alla figura di Annalena Tonelli, la missionaria laica assassinata nel Somaliland un anno fa. L’amministratore apostolico di Mogadiscio mons. Giorgio Bertin e gli altri relatori hanno sottolineato il grande carisma di Annalena: la sua capacità di realizzare il “dialogo della vita” coi musulmani, fino a scrivere nelle sue lettere che aveva imparato la profondità e la “rocciosità” della fede dai nomadi musulmani del Kenya settentrionale. Per completare il quadro è stata però necessaria una domanda dal pubblico: «Ma perché hanno ucciso questa missionaria? Cosa ci potete dire?». Monsignor Bertin non si è fatto pregare: «Secondo me è stato un gruppo di Al Qaeda. A Mogadiscio ho saputo che offrivano duemila dollari a chi uccideva un cristiano, diecimila a chi si offriva da attentatore suicida». Gelo sull’uditorio.
Il secondo episodio riguarda l’omicidio di Theo Van Gogh, ed è accaduto prima della notte di fuoco durante la quale sono state devastate una moschea ed una scuola islamica ad Eindhoven. È accaduto il 4 novembre. Su richiesta dei responsabili della moschea che sorge nella stessa via, le autorità di Amsterdam hanno distrutto la pittura murale realizzata in Insulindestraat dall’artista Chris Ripke per commemorare Theo Van Gogh, ucciso due giorni prima da un estremista islamico con doppia cittadinanza (olandese e marocchina). La pittura riproduceva l’immagine stilizzata di un angelo, le parole del quinto Comandamento (“Non uccidere”) e la data dell’omicidio di Van Gogh (2 novembre). La polizia ha arrestato un giornalista della tivù locale Cineac North, che tentava di impedire la distruzione del murale, e ha costretto una sua collega a cancellare parte delle immagini che aveva ripreso.
La terza storia è quella di un noto esponente musulmano, di cui non diremo il nome, che ci aveva promesso un articolo, ma poi ha scritto al direttore questa lettera: «Mi dispiace doverti deludere, ma in questa situazione (vigilia dell’attacco a Falluja e strascichi della vicenda olandese) non me la sento di aumentare i miei problemi già gravi dopo il seguente mio messaggio nel forum on-line di Magdi Allam sul CorSera (04.11.04 ore 16:25) che ha avuto diverse risposte positive solo dai frequentatori di quel salotto virtuale: “Tre sono le situazioni di politica internazionale che mi inducono a scrivere qualche riga e a rompere qualche tabù: esprimermi, da esponente islamico, in maniera completamente diversa da quella che ‘dovrebbe fare’ (almeno nell’immaginario collettivo occidentale e, specularmente, in quello arabo-islamico) un islamico. Mi riferisco alla persecuzione dei cristiani nel mondo islamico (vedi i tragici fatti in Irak), al barbaro omicidio del regista in Olanda e alla rielezione di Bush.
Non è (più, sic!?!!) accettabile limitare la libertà di culto nei paesi islamici (includendo l’Arabia Saudita e l’Afghanistan); è inamissibile da parte islamica non condannare duramente l’omicidio del regista olandese e le minacce nei confronti della deputata di origini somale che avevano osato strappare il velo sulla repressione e la violenza misogine nell’ambito arabo-islamico (sic!?!!) e non c’è motivo di dispiacersi della vittoria di Bush. Egli ha detronizzato un sanguinario dittatore in un paese islamico (cosa che ai musulmani non era riuscito, ahimé anche per corresponsabilità americane e inglesi!) e sta cercando di far indire delle elezioni democratiche, cosa che gli è riuscita in Afghanistan dove ha cacciato i Taleban (vergogna dell’islam) che proteggevano Bin Laden e la ‘sua’ organizzazione terroristica globale Al Qaeda.
Queste mie prese di posizione mi procureranno non pochi problemi, ne sono conscio, ma non ne possiamo più di questa mancanza di libertà di religione, di pensiero e di politica. Al-hamdulillah! Lode a Dio… che ci ha creati liberi e con l’islam ha voluto darci un’opzione di libertà rispetto a tutte le incrostazioni e sovrastrutture che ingabbiano i cervelli degli uomini e delle donne (dell’islam, sic!)”». Più chiaro di così!

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