La meglio gioventù
La giovinezza è l’età della sorpresa, del non scontato, dell’imprevisto. Della frase che ti spiazza, del commento ingenuo e sincero, della parola non premeditata. Chissà perché, però, quando questa affiora non rispondendo a schemi prefabbricati, è bollata di “ignoranza”. Quando, invece, risponde a tutti i canoni del nichilismo gaio giovanilista, allora è tutto okay, è tutto giusto, è tutto cool.
Settimana scorsa Panorama esibiva in copertina quattro bei ragazzi, due lui e due lei, carini, puliti, à la page. Titolo: «16 anni, che cosa ci passa per la testa». E poi due righe per annunciare che, all’interno, si sarebbe trovata «La prima grande inchiesta sul mondo degli adolescenti italiani. Con un sondaggio sorprendente». Ecco cosa di “sorprendente” il lettore trovava all’interno: «Si emozionano per una nuova suoneria come fosse un amore appena nato, veloci come Internet, straripanti di informazioni che, in genere, li lasciano senza traccia»; «Però si allineano contro Letizia Moratti “il ministro mostro”»; «Tanto i politici fanno tutti schifo uguale, e allora che senso ha?»; «Siamo una generazione confusa»; «Brillantino al naso»; «Il sesso si fa dalle scuole medie»; «Per acchiapparli bisogna stargli davanti e fare da trend setter» (opinione di un’esperta). Le abbiamo già lette queste cose? Le abbiamo già lette. Cosa c’è di nuovo in questi giovani che parlano come dei baby pensionati (con l’aggravante che sono già vecchi e hanno un futuro di contributi da versare all’Inps)?
Ci sono altri che sono giovani “dentro” e non sulla carta d’identità. Sono quelli degli “espropri proletari” che un sabato sono entrati in un ipermercato sulla Tiburtina e nella libreria Feltrinelli di largo Argentina a Roma. Hanno fatto man bassa di viveri e libri “in nome del popolo”. Sessantotto disobbedienti fermati dalla Digos, generale indignazione, qualche voce fuori dal coro come quella di Giovanni Russo Spena, deputato di Rifondazione Comunista, che ha detto al Corriere della Sera: «Naturalmente si tratta di gesti illegali. Ma io dico che va riscritta la grammatica della legalità, perché alcuni atti illegali hanno come finalità la presa di coscienza di massa». E poi ha aggiunto: «A parte che gli espropri proletari li abbiamo fatti anche noi, a nostro tempo… Io li ho fatti». Cosa c’è di sorprendente? Niente, è la ripetizione monotona di un film già visto con i russospena degli anni Settanta.
Terzo episodio: il Corriere della Sera pubblica un sondaggio secondo cui il 49% dei giovani è contrario all’aborto e solo il 38% si dice favorevole. è un dato sorprendente? Lo è. Lo è così tanto che il quotidiano affianca ai risultati l’intervista alla stilista Angela Missoni, borghesia liberal milanese, oggi 46enne e madre di due figlie, che gira così la frittata: «Sono sorpresa di quella percentuale. Vorrei sapere chi sono questi ragazzi, chi li ha intervistati, con chi hanno parlato. Mi viene il dubbio con nessuno. E ne sono spaventata». Ecco, certo, ci deve essere un errore. Questi ragazzi non sono stati informati, non hanno capito, non hanno parlato coi loro genitori che anni fa riempivano le piazze coi cartelli «Non vogliamo abortire ma vogliamo l’aborto». In sintesi: sono dei cretini male informati.
La gioventù di Luigi
Possibile che vada sempre così? Possibile che gli adolescenti siano quelli raccontati da Panorama («gente dalla paghetta sui 25 euro la settimana con cui si pagano il telefonino, la pizza e l’erba»)? Qui di seguito si racconta l’esperienza di Luigi, un giovane volontario del Banco di solidarietà, opera caritativa che vive grazie all’opera del Banco alimentare, Onlus che opera giornalmente nella lotta contro lo spreco e contro la fame. Il metodo del Banco alimentare, nato dall’intuizione e dall’amicizia di don Luigi Giussani con il cavaliere Danilo Fossati, fondatore della Star, è molto semplice: si raccolgono gratuitamente tutti quei prodotti alimentari che, per varie ragioni di mercato, non possono più essere venduti, quindi destinati alla distruzione, ma che, invece, sono ancora perfettamente commestibili, e si distribuiscono ad enti caritativi che si occupano di recapitarli a chi è povero. Il 27 novembre si svolge la “Giornata nazionale della Colletta alimentare”, Luigi con altri amici sarà fuori da un supermercato e consegnerà a chi entra un sacchetto. Chi vuole, prende il sacchetto, mette mano al portafoglio, lo riempie e lo riconsegna all’uscita. L’anno scorso Luigi e altri giovani, giovanissimi volontari che aiutano questo straordinario esempio di sussidiarietà che è il Banco alimentare, hanno raccolto in un sol giorno 701 tonnellate di cibo per un valore di circa 20 milioni di euro. Luigi, non solo durante la “Giornata nazionale della Colletta”, ma per tutto l’anno, ogni due settimane, preleva uno scatolone dai depositi del Banco e poi, racconta a Tempi, «con altri due amici lo porto alla “mia” famiglia». Dentro il pacco «ci sono lattine, formaggio, zucchero, pasta, carta igenica, biscotti. Più o meno per un totale di 25 euro». Quella che Luigi chiama “la mia famiglia” non è la sua, ma «cinque persone povere che la cosa che apprezzano di più è il fatto che io sia lì per loro, che sia lì per cercare loro». Uno di quei nuclei familiari di cui al mondo piace tanto parlare, ma sempre lasciandolo fuori dalla porta di casa. Lui quella porta la apre. Entra in questo ambiente sporco, in cui girano quattro o cinque gatti ogni volta. Lei è depressa, lui lavora saltuariamente come giardiniere. Hanno due figlie che portano a casa qualche euro al mese raggranellando mance in un bar, e un figlio, unico col posto fisso, che fa il fabbro. Luigi consegna il pacco e poi sta lì un paio d’ore «a chiacchierare del più e del meno. Ma va sempre a finire che si parla di che cosa manca o s’è rotto dall’ultima visita». S’è scassato il comodino, «ma c’è un amico di un mio amico che ne ha uno a casa ancora in buone condizioni». Il divano s’è sfondato, «mia zia ne ha uno in cantina di cui si vuole disfare». Poi magari arrivi la volta dopo e scopri che si sono comprati l’enciclopedia o il quadro dell’“offerta straordinaria” di Telemarket. «È gente così, poveri innanzitutto perché nessuno ha mai insegnato loro a usare i soldi». La prima povertà è la mancanza di educazione, anche educazione domestica, certo. Dice Luigi che «vado lì per condividere un bisogno solo e mi ritrovo a condividerli tutti». Lo slogan del Banco alimentare suona più o meno uguale: «Condividere i bisogni per condividere il senso della vita». Luigi racconta che ogni volta la soluzione si trova senza troppi programmi. Usa un vocabolo, questo sì, ormai sorprendente: «È proprio la Provvidenza». è una parola difficile per dire che Dio usa sempre di altri uomini per non lasciarci soli: c’è un mio amico che ha un amico che conosce…
I numeri del Banco
Il 27 novembre, con il patronato della Presidenza della Repubblica, si svolgerà la “Giornata nazionale della Colletta alimentare”, promossa dalla Fondazione Banco alimentare e dalla Federazione dell’impresa sociale Compagnia delle Opere, in collaborazione con la Società San Vincenzo De Paoli e l’Associazione nazionale alpini. «Con un semplice gesto, lasciando ai volontari presenti all’esterno di ogni supermercato italiano – racconta Marco Lucchini, direttore generale del Banco alimentare – chiunque può donare alcuni prodotti alimentari che poi noi distribuiamo alle associazioni». La Fondazione Banco alimentare in Italia è nata nel 1989, seguendo l’esempio di altre esperienze già avviate sia negli Stati Uniti (il primo nacque a Phoenix nel 1967) sia in Europa. «Alla giornata della Colletta – prosegue Lucchini – può partecipare chiunque, dal bambino al settantenne, e viene coinvolto chiunque, dal volontario al commerciante, a chi va al supermercato a fare la spesa. È un aiuto fondamentale che si dà a quei 2 milioni di italiani che oggi dichiarano di faticare a trovare un tozzo di pane da mettere sotto i denti prima di sera». Nel 2003 sono state raccolte 44.760 tonnellate di viveri ed è stato così possibile aiutare 1.182.333 persone in tutta Italia. Il lavoro del Banco alimentare è supportato dall’impegno giornaliero di circa 700 volontari e una cinquantina di persone retribuite. Nell’ultima edizione della giornata (29 novembre 2003) centomila volontari hanno raccolto in un sol giorno 701 tonnellate di cibo per un valore di circa 20 milioni di euro.
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