LA LUNGA FESTA POPULISTA DI MONTEVIDEO
«Festeggiate, uruguaiani, festeggiate». Così, una decina di volte, Tabaré Vazquez, neo-presidente dell’Uruguay, si rivolge alla folla festante dal balcone della sede di Encuentro Progresista. «Lottiamo e costruiamo» rispondono all’unisono i due partiti tradizionali (Blanco e Colorado) sconfitti; ma la lotta la hanno strapersa e ora dovrebbero pensare solo a ricostruire un’identità politica smarrita.
Vince con il 51% dei voti “Encuentro Progresista – Frente Amplio” promettendo un ritorno ai vecchi allori della Svizzera del Sud America. Dentro il dilagare del populismo in tutta l’America Latina anche l’Uruguay ottiene la sua fettina; d’altronde gli spetta di diritto. Gli undici punti di recessione degli ultimi due anni sono in gran parte dovuti alla congiuntura internazionale, che per il “paisito” equivale, ahimé, al crollo argentino. Provincia argentina in territorio brasiliano, diceva qualcuno, mah…
Sta di fatto che è proprio dal Mercosur che si deve ripartire. Con la debordante maggioranza repubblicana negli States lo spauracchio democratico, fatto di favori e debiti alle corporazioni sindacali e il suo conseguente protezionismo a oltranza, sfuma. Festeggiate, uruguaiani, festeggiate. Vedremo se il Frente è “Amplio” anche di vedute, oltre che di composizione (socialisti, comunisti, democristiani, pensionati, liste civiche, repubblicani e chi più ne ha più ne metta…).
Il populismo che diventa realismo non lo prevedeva neanche Morghentau ma… Lula docet. Chissà se anche a Montevideo, come già a Caracas, arriveranno gli auguri delle varie guerriglie comuniste combattenti dei paesi andini. Festeggiate, uruguaiani, festeggiate.
Juan Pablo Carriquiry
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