THE MANCHURIAN CANDIDATE

Di Simone Fortunato
25 Novembre 2004
Di ritorno dalla guerra del Golfo, un ufficiale dell’esercito americano è perseguitato da continui, terribili incubi.

Remake di un capolavoro della fantapolitica degli anni Sessanta (“Va’ e uccidi” di Frankenheimer con Sinatra e la Lansbury), “The Mancuhrian Candidate” è un thriller teso e inquietante, che non fa rimpiangere l’originale. Merito di un cast di spessore (il solito, impeccabile Washington alle prese con un ruolo difficile è sovrastato da una rediviva, strepitosa Meryl Streep) e di una storia avvincente, tratta dal romanzo omonimo di Richard Condon, che, opportunamente aggiornata all’attualità (i nemici non sono più i comunisti ma un nemico invisibile di cui si ignorano i connotati), è valida ancora oggi. Un ufficiale dell’esercito torna dalla guerra del Golfo ed è preda di incubi ricorrenti: forse il suo ex commilitone, ora candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti, non è l’eroe di guerra che vuole sembrare. Demme (“Il silenzio degli innocenti”) costruisce il film seguendo alla lettera Hitchcock (suspense, sorpresa, ambiguità dei personaggi) spiazzando spesso lo spettatore a cui fornisce e toglie punti di riferimento e costruendo un film solido su un Potere occulto che tutto domina nell’indifferenza collettiva.
Di J. Demme, con D. Washington, M. Streep

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