LA LEZIONE BRITANNICA

Di Tempi
02 Dicembre 2004
La famiglia, come società fondata sul matrimonio, è un’istituzione naturale insostituibile ed elemento fondamentale del bene comune di ogni società.

«La famiglia, come società fondata sul matrimonio, è un’istituzione naturale insostituibile ed elemento fondamentale del bene comune di ogni società. Chi distrugge questo tessuto fondamentale dell’umana convivenza, non rispettandone l’identità e stravolgendone i compiti, causa una ferita profonda alla società e provoca danni spesso irreparabili». Sabato 20 novembre, Giovanni Paolo II nel suo intervento al Pontificio consiglio per la famiglia ha difeso con queste parole l’istituzione fondante della famiglia naturale, concetto che ad onta dei pregiudizi dei talebani della carta fondamentale dello Stato trova una sua chiara definizione e una sua difesa intangibile proprio nella Costituzione antifascista. Ma il mondo, si sa, è strano: mentre in Italia le parole del Santo Padre rischiano di destare scandalo anche in quei settori della politica che si autodefiniscono cattolici, nella ultraliberale, anglicana e ben poco papista Gran Bretagna è un ministro laburista e di estrazione sessantottina a mettere le cose in chiaro. Parliamo di Margaret Hodge (nella foto), ministro per l’Infanzia del governo Blair e artefice di un coming out degno del mea culpa di Tony Blair sui danni compiuti al tessuto sociale inglese dall’eccessivo permissivismo degli anni della contestazione. «Sono figlia degli anni Sessanta – ha dichiarato a Tempi la Hodge –, un periodo che mi ha regalato grandi sogni e grandi conquiste di libertà ma i genitori devono porre dei limiti ai figli, devono esserci delle regole da cui non si può prescindere. Lo Stato, noi, dobbiamo aiutare i genitori che non riescono ad educare i propri figli a creare queste limitazioni, a porre delle barriere. Nonostante io riconosca la bontà di molte conquiste degli anni Sessanta e non intenda assolutamente entrare nel merito di una relazione tra due persone e sul fatto che lo Stato debba garantire opportunità a tutti, oggi – con quattro figli e una nipote di 5 anni – posso dire che il matrimonio è il miglior contesto possibile in cui far crescere dei figli. I bambini hanno bisogno di stabilità e non vedo altra ipotesi in tal senso migliore del matrimonio, un vincolo che permette di superare anche difficoltà che in altri casi potrebbero sancire la fine di una relazione. Da donna e da madre dico che non è accettabile, per uno Stato moderno e veramente giusto, che una persona torni a casa con quel piccolo e meraviglioso dono di gioia non sapendo però da dove cominciare nella sua educazione e crescita: lo Stato deve garantire un aiuto fattivo, una rete di salvataggio non intrusiva ma che sappia intervenire dove davvero il diritto a una vita serena e a una crescita sana venga leso». Fine del principio liberale, abiura di Stuart Mill e sdoganamento del principio di nanny State da parte dei progressisti britannici? Niente di tutto questo: «Lo Stato ha e deve avere un suo ruolo nell’aiutare i genitori, i quali una volta beneficiavano dell’aiuto fornito dalle famiglie allargate e oggi sono spesso in balìa di ritmi e stili di vita inconciliabili con una famiglia». Niente ipocrisie, siamo inglesi.

Mauro Bottarelli

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