DIETROFRONT FRANCESE
Parigi. Lo scorso 18 novembre, la Commissione nazionale consultiva sui diritti dell’uomo (Cncdh) suggeriva al governo di ritirare il progetto di legge contro l’omofobia, che prevedeva il delitto di «provocazione alla discriminazione, all’odio o alla violenza a causa del sesso o dell’orientamento sessuale della persona», nonché la repressione della diffamazione o dell’ingiuria commessa sempre in ragione dell’orientamento sessuale della persona. Il quotidiano Le Monde ha scritto di una “doccia fredda” per “i militanti della causa gay”. La Cncdh, pur riconoscendo «la realtà e la gravità delle discriminazioni sessiste e/o legate all’orientamento sessuale delle persone», scrive: «La segmentazione della difesa dei diritti dell’uomo rimette in causa la loro universalità e la loro indivisibilità». In altri termini, si hanno dei diritti perché si è degli esseri umani e non perché si è omosessuali. La Cndch ha fatto notare che il progetto di legge avrebbe violato dei fondamentali diritti garantiti dalla Costituzione, come la libertà d’espressione e d’opinione, e l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dedicato appunto alla libertà d’espressione. I professionisti dell’informazione, che temevano di veder ridotta in modo surrettizio la libertà di stampa, hanno accolto la notizia con sollievo, così come i rappresentanti della Chiesa cattolica, preoccupati dalla possibilità che l’opposizione al “matrimonio gay” potesse diventare un delitto. Il 23 novembre, per metterci una pezza, il Senato ha deciso di adottare un progetto di legge con il quale viene istituita l’Alta autorità per la lotta contro la discriminazione e per l’uguaglianza, che si occuperà non di reprimere le opinioni ma le eventuali ed effettive discriminazioni sessiste o omofobe, in particolare nel mondo del lavoro o contro chi cerca un alloggio. Questo episodio fa venire in mente quanto ha scritto qualche tempo fa François Devoucoux du Buysson, nel suo libro Les Khmers roses (I khmer rosa. Saggio sull’ideologia omosessuale), dove viene descritta la strategia dei movimenti gay che, presentandosi come vittime di una società dominata dagli eterosessuali – società per definizione colpevole di discriminazione, magari involontaria, contro chi eterosessuale non è – chiedono per se stessi nuovi diritti che in qualche modo “risarciscano” la supposta oppressione della loro “comunità”. Per mostrare fino a che punto possa arrivare questa strategia di colpevolizzazione/vittimizzazione, François Devoucoux cita un ideologo della “causa gay”, Didier Eribon, sostenitore di una legge che punisca non solo la discriminazione ma, evidentemente, anche l’ingiuria potenziale. Didier Eribon spiega di che si tratta «delle parole delle quali posso temere lo choc, la violenza, senza che ci sia il bisogno che siano pronunciate, perché so che possono esserlo e che la loro minaccia è sempre presente. Così, l’ingiuria esercita i suoi effetti anche quando non è pronunciata». Il problema, è che deliri comparabili a quello di Eribon trovano terreno fertile nel marasma del politicamente corretto. è così passata praticamente inosservata la decisione del Consiglio comunale di Parigi, a maggioranza di sinistra, che lo scorso 28 settembre ha attribuito una sovvenzione di 15mila euro all’associazione di militanti della causa lesbica Cineffable, che ha organizzato dal 28 ottobre al 1° novembre il suo 16° festival, che quest’anno ha avuto come tema “Quando le lesbiche si fanno di cinema”. Questo festival aveva una curiosa caratteristica: l’ingresso era vietato agli uomini. Si può facilmente immaginare cosa sarebbe successo se un’associazione finanziata in parte con fondi pubblici avesse organizzato un festival il cui ingresso fosse stato riservato ai “bianchi”. Si sarebbe parlato, giustamente, di discriminazione e di razzismo. Per il festival lesbico invece niente, né scandalo né condanna.
Gianluca Arrigoni
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