Al Manar

Di Rodolfo Casadei
09 Dicembre 2004
Il 30 novembre scorso, appena undici giorni dopo aver autorizzato la tivù libanese

Il 30 novembre scorso, appena undici giorni dopo aver autorizzato la tivù libanese Al Manar vicina al partito Hezbollah a trasmettere sul territorio francese previa una convenzione sottoscritta dall’emittente, il Csa (l’ente francese di controllo dell’audiovisivo) ha comunicato ad Al Manar un’ingiunzione a «rispettare i suoi obblighi legali e derivanti dalla convenzione» e ha adito il Consiglio di Stato francese con la richiesta che esso imponga la sospensione delle emissioni. Alla base dell’iniziativa ci sarebbero i contenuti di una trasmissione di Al Manar del 19 novembre scorso, nel corso della quale erano stati evocati «tentativi sionisti di diffondere gravi malattie, come l’Aids, nei paesi arabi attraverso le esportazioni». Il Csa ha giudicato queste affermazioni «di natura tale da portare pregiudizio ai princìpi fondamentali del diritto dell’audiovisuale» e alla legge «che proibisce ogni incitazione all’odio o alla violenza». In verità nei giorni precedenti molte voci si erano sollevate in Francia e altrove a criticare la precedente decisione del Csa, in particolare quella del segretario del partito socialista François Hollande che aveva giudicato «sin da ora necessario che il Csa riveda la sua decisione», perché «come si può seriamente immaginare che la rete degli Hezbollah, che trasmette per ore e ore immagini che incitano i bambini all’odio e al martirio, ripensino da cima a fondo dei programmi concepiti per diffondere una fraseologia incompatibile coi valori che fondano l’Unione Europea?».
In un intervento apparso su Le Monde del 1° dicembre Dominique Baudis, presidente del Csa, si è giustificato affermando che era stato il Consiglio di Stato a costringere di fatto il Csa a concludere una convenzione con Al Manar e che l’ente non dispone dei poteri legali per interrompere di sua iniziativa trasmissioni via satellite.

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