Disunione europea
Paradosso dei paradossi: l’unità dell’Europa sembra fatta per seminare la divisione dentro ad aree culturali o politiche omogenee. A destra, dentro alla Casa delle Libertà che ha avuto nel presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e negli allora vice premier Gianfranco Fini e ministro degli Esteri Franco Frattini tre strenui fautori dell’approvazione del trattato costituzionale europeo, la Lega Nord cerca di spingere un progetto di legge costituzionale che renda possibile un referendum popolare sul trattato attraverso il quale abrogarlo; a sinistra, dentro all’Alleanza anti-Berlusconi Rifondazione Comunista e i Verdi annunciano voto contrario alla ratifica parlamentare della Costituzione europea per la quale il loro futuro candidato premier, l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, si è vigorosamente battuto; nel mondo cattolico in generale si contano sia favorevoli che contrari, come ha platealmente mostrato l’ultima edizione del Meeting di Rimini, allorché il portavoce Robi Ronza aveva rivendicato la necessità di un referendum popolare abrogativo di quello che era ancora un progetto di trattato costituzionale perché «pericoloso per la democrazia» e contraddistinto da un «carattere autoritario e neo-nazionalista», mentre i politici cattolici dell’Udc e della Margherita e i senatori a vita relatori agli incontri del Meeting si pronunciavano in maniera opposta.
Che cos’è in discussione? Anzitutto il metodo. «Le Rivoluzioni liberali del 1848 – ci dice Robi Ronza – hanno stabilito che in Europa le costituzioni le fanno i popoli e non i governi. Più di 150 anni dopo siamo invece tornati alla costituzione “ottriata”, che i monarchi concedono ai loro popoli. La Costituzione europea è frutto di un colpo di mano, perché la Convenzione non aveva il compito – basta leggere la dichiarazione di Laeken che l’ha istituita – di scrivere una costituzione, ma di fare studi preparatori. Invece ha fatto una costituzione e gli stati l’hanno anche votata. È un’operazione evidentemente autoritaria». Ramon Mantovani, responsabile della politica estera per Rifondazione Comunista (Rc), non potrebbe essere politicamente e culturalmente più lontano dal cattolico ciellino formigoniano Ronza, eppure adduce argomenti simili: «Il trattato è il frutto di una trattativa intergovernativa e del lavoro di una convenzione nominata dai governi, con pochi rappresentanti dei parlamenti nazionali, e quindi senza un mandato espresso in modo chiaro da parte dei popoli europei. Auspichiamo che in uno o più paesi degli undici in cui sarà sottoposto a referendum il trattato sia bocciato. In quel caso sosterremo la tesi che il trattato è bocciato e non ha più alcuna validità, e che si deve fare un’assemblea costituente eletta con questo scopo dai popoli europei».
Non è d’accordo Pierluigi Bersani, europarlamentare Ds più volte ministro negli ultimi anni: «Certo, non siamo di fronte ad una costituzione classica. Nell’insieme il processo europeo è un processo che non ha precedenti nella storia dell’umanità e nella storia delle istituzioni, che ha una sua particolarità e una sua singolarità. Ricordiamoci sempre che attraverso questa particolarità e questa singolarità la parte occidentale dell’Europa è riuscita a costruire la sicurezza della pace, e la parte centro-orientale a costruire la sicurezza della libertà. Questi due elementi storici di fondo devono fare aggio su qualunque altra considerazione. Per questo auspico una rapida e corale ratifica da parte del parlamento: un “no” sarebbe un passo indietro disastroso». Sulla stessa lunghezza d’onda nientemeno che Rocco Buttiglione, vittima di un’euroimboscata alla quale i colleghi di Bersani non erano certo estranei: «Questa non è una costituzione, ma un trattato fra gli stati membri. La chiamiamo costituzione per esprimere il nostro desiderio che in futuro lo divenga, magari attraverso revisioni, oppure un sostegno della coscienza popolare tale da farne una costituzione. Ma stando alle regole del diritto, non è una costituzione, è un trattato. Detto questo, io sono per il “sì” in un ipotetico referendum. Sono stato in Polonia, e lì fra i cattolici è molto forte l’idea “questa non è l’Europa che vogliamo noi, quindi bocciamo la Costituzione”. Io, che qualche motivo di dolermi di questa Europa ce l’ho, ho detto: “Attenti, ragazzi: questa è l’unica costituzione che abbiamo; non è che senza questa costituzione noi abbiamo un’altra costituzione migliore; avremo il caos seguito da un’altra costituzione peggiore, non migliore”. L’idea che i valori cristiani si difendono meglio facendo fuori la dimensione europea è sbagliata. Piuttosto organizziamoci bene per la nostra battaglia per la libertà, sia a livello nazionale che a livello europeo».
Anche quando si passa dall’analisi del metodo a quella dei contenuti, le valutazioni divergono vistosamente: «La Costituzione delinea un modello che è tendenzialmente autoritario, – afferma Ronza – perché se si fa la somma di tutte le competenze dell’Unione, quelle esclusive, quelle condivise e i campi in cui essa può fare azioni di sostegno e coordinamento, alla fine ti accorgi che la Ue ha la sostanza di tutti i poteri. Non siamo davanti ad una costituzione di tipo federale, perché nel modello federale le competenze di ogni livello di governo sono ben distinte e stabilite in modo definitivo, mentre nella Costituzione europea tendono ad allargarsi continuamente; al vertice è un’istituzione bicipite, perché Consiglio europeo e Commissione europea hanno competenze largamente sovrapposte, per cui la cosa più probabile è che queste due teste si scontrino fra di loro, lasciando sostanzialmente le mani libere all’alta burocrazia di Bruxelles, che diventerebbe il vero dominus dell’Unione». Per ragioni diverse anche Mantovani critica i contenuti della Costituzione: «È un trattato ispirato alla concezione mercantile e neo-liberista dell’Europa, debolissimo sul piano dei diritti, molto più arretrato di molte costituzioni nazionali, e invece molto articolato e programmaticamente definito per quanto attiene la supremazia del mercato. Critichiamo questo trattato in nome dell’europeismo, perché invece di costruire l’Europa politica codifica l’Europa del mercato, cioè codifica alcuni aspetti della costruzione europea che potrebbero portare ad una disgregazione dell’Unione più che ad una maggiore unità. Con questo trattato l’Europa continua ad essere un’Europa tecnocratica e non un’Europa democratica».
Di queste critiche Bersani è un po’ preoccupato: «Speriamo di avvicinare le posizioni dentro al nostro schieramento. Dobbiamo tener conto della sollecitazione di Rc, che invita a non fare dell’Europa il veicolo di un pensiero unico sotto il profilo dello Stato sociale e dei diritti dei cittadini e dei lavoratori. Noi però contestiamo a Rc il fatto che respingere l’Europa di oggi in nome di un meglio che non c’è, può significare in realtà favorire un arretramento generale della situazione. La Costituzione rappresenta un progresso irreversibile verso un’Europa federale, verso il superamento del principio dell’unanimità, verso istituzioni meglio funzionanti, a cominciare dal parlamento». Anche Buttiglione trova del buono nei contenuti: «Senza la costituzione, con il trattato di Nizza l’Europa a 25 sarebbe difficilissima da governare. Certo, l’Europa ha avuto paura di chiamare per nome le sue radici. Questo non è bello perché chi non dialoga con le sue radici non riesce ad attingere alle fonti più profonde della sua energia e della sua creatività. Però la Carta europea dei diritti mette la persona umana al centro di tutta la costruzione europea, e questa idea è totalmente cristiana, è contenuta nella rivelazione ed è il frutto del dibattito cristologico del III e IV secolo. E infine rendiamoci conto che oggi l’Europa si trova nella stessa situazione in cui era l’Italia alla fine del secolo XV: il paese più ricco, più colto, più felice, ma che non ha saputo risolvere il problema delle dimensioni nazionali della politica. La Francia, la Spagna, l’Inghilterra lo risolvevano, noi no. L’abbiamo pagata con decenni di guerre e secoli di decadenza, ora potrebbe accadere lo stesso all’intero continente. Perché l’America è tanto più forte di noi? Perché loro una politica continentale ce l’hanno, noi invece no». Tuttavia Buttiglione propone una cautela: «Io credo che faremo bene ad accompagnare la ratifica parlamentare della Costituzione con una dichiarazione la quale dica che i temi della famiglia e della vita rimangono nella esclusiva competenza degli stati membri, secondo il principio di sussidiarietà. Perché mi sembra chiaro che qualcuno ha la tentazione di imporre agli stati membri da Bruxelles una concezione di famiglia e di matrimonio che è francamente inaccettabile». Resta una curiosità: cosa sta facendo il Meeting di Rimini per dare sostanza al suo appello referendario dell’agosto scorso? «Il Meeting – risponde Ronza – è un evento che dura una settimana all’anno, nel resto dell’anno il Meeting è soltanto una redazione che prepara l’evento dell’edizione successiva». Dunque l’iniziativa è nata e morta lì? «Non escludo che rinasca nell’agosto del 2005». E non vuole dire di più.
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