Lo spreco pubblico e la ricetta di Mr. Brown
Gordon Brown, ministro delle Finanze britannico, non è uomo che ama particolarmente le parole. Quindi, tanto per cominciare, qualche fatto. E qualche numero. Quando un anno fa prediceva una crescita dell’economia britannica tra il 3 e il 3,5 per cento, veniva accusato di eccessivo ottimismo. E invece il Pil è cresciuto esattamente del 3,3 per cento. è stato messo in croce per mesi con il sospetto che il deficit sarebbe stato superiore ai 33 miliardi di sterline e invece, guarda caso, il tetto è stato più o meno rispettato. Solo che per ottenere gli effetti di crescita e rispettare gli impegni nel potenziamento degli standard dei servizi, da una parte Brown ha abbracciato la rivoluzione di porre 80mila dipendenti fuori dal recinto della Pubblica amministrazione (Pa) e dall’altro non si è peritato di violare la stessa golden rule che vorrebbe il ricorso al debito limitato per le spese di investimento. Gli investimenti pubblici sono aumentati del 13 invece che del 36 per cento come aveva promesso, la spesa corrente è cresciuta del 7 per cento invece che del 5 come aveva previsto e dunque la “regola aurea” è stata palesemente infranta con grande scandalo di osservatori, analisti e soprattutto Tories. Peccato che gli effetti di sostegno alla crescita ci siano stati proprio tutti come previsto e la bolla immobiliare che rischiava di scoppiare per il momento è stata tamponata. E se gli euro-talebani del monetarismo arroccati in quella Kabul della poca elasticità economica e della scarsa predisposizione al mercato che è la Bce scuotono il capo, è solo perché loro crescono molto meno e quindi nei fatti invidiano da morire quel Brown che a parole condannano perché troppo in deficit ma, soprattutto, perché troppo amico del mercato. Punto, a capo. Ora, forti dei fatti, affrontiamo la realtà italiana. Domani, infatti, a Roma si terrà una catena umana costituita dagli eletti nelle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) del pubblico impiego che si svilupperà da piazza Venezia a Palazzo Chigi per protestare contro quello che i sindacati definiscono «l’attacco senza precedenti contro il pubblico impiego» contenuto nella Finanziaria. Un prologo cui seguiranno assemblee in tutti i luoghi di lavoro e una grande campagna di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini per spiegare loro le ragioni della protesta dei dipendenti pubblici che culminerà con una giornata di sciopero generale da tenersi nella capitale nel mese di febbraio o marzo (la data verrà infatti decisa nella riunione dei consigli generali e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil del settore, prevista per la fine di gennaio a Roma). Motivo della contestazione, il mancato rinnovo del contratto collettivo di lavoro della categoria scaduto da un anno: la “ragionevole” richiesta dei sindacati al governo è un aumento dell’8 per cento. Già, perché in Italia i lavoratori del comparto pubblico sono un vero e proprio esercito: stando all’ultima rilevazione, relativa alla fine del 2002, nel cosiddetto pubblico impiego “allargato”, comprendente cioè tutte le componenti di categoria (quindi anche i dipendenti “indiretti” delle varie amministrazioni), siamo a quota 3.108.803 (54 dipendenti ogni 1.000 abitanti). Oltre la metà (1.623.507 per l’esattezza) è impiegata nell’amministrazione centrale (ministeri, scuola, vigili del fuoco e monopoli di Stato, corpi di polizia, forze armate, carriera diplomatica, magistratura), mentre a lavorare nel settore non statale, ovvero nelle Regioni e autonomie locali, nel Servizio sanitario nazionale, negli enti pubblici non economici, negli enti di ricerca e nelle università sono invece 1.485.296 dipendenti. Non male, visto che nonostante questo esercito i servizi non brillano per efficienza. Perché, quindi, Gordon Brown ha potuto tagliare 100mila civil servants di Whitehall avendo come risposta sì e no mezza giornata di sciopero con tassi di adesione ridicoli e in Italia non si può nemmeno prendere in considerazione l’idea di razionalizzare il pubblico impiego senza dover fronteggiare le Cinque giornate di Milano? Questa domanda ha una risposta fin troppo semplice: il partito della rendita e della spesa pubblica, trasversale come non mai ai due schieramenti, non può permettersi di perdere il bacino elettorale degli statali, pena un ridimensionamento realistico del proprio peso al netto del doping elettoralistico e clientelare. Sarebbe bello, però, che anche in Italia il ministro delle Finanze commissionasse un report sul pubblico impiego e sulla sua efficienza (soltanto a nominarla questa parola in Italia si rischiano da tre a sette anni di galera) sulla falsariga di quello richiesto proprio da Gordon Brown a Sir Peter Gershon e al suo team di esperti: il testo, Releasing resources to the front line. Independent review of public sector efficiency, è decisamente snello (60 pagine comprese note e prefazione) e facilmente reperibile (si può scaricarlo rapidamente in versione pdf dal sito del Tesoro britannico, www.hm-treasury.gov.uk). Perché, quindi, non dargli almeno un’occhiata? Facendolo si scoprirebbe che nei paesi che crescono, lavorano, innovano e, quindi, corrono, si parla senza timore di «necessità di un rinnovato approccio di efficienza che passi attraverso una razionalizzazione dell’intero sistema in modo da ottenere il mantenimento degli standard di qualità dei servizi offerti ai cittadini attraverso una riduzione del numero del personale». Facile, direte voi? Nemmeno troppo difficile, rispondono dalla perfida Albione, visto che «un notevole passo avanti verso questa nuova strategia di approccio è stato compiuto negli anni scorsi attraverso significativi investimenti in information e communication technology (Ict) da parte dei governi centrale e locali. Basti prendere ad esempio quanto fatto dal Dipartimento per il Lavoro e le Pensioni, che è riuscito in un’operazione virtuosa di razionalizzazione e risparmio tagliando i costi delle transazioni e l’utilizzo spropositato di documenti cartacei arrivando a un risultato che dal 2006 garantirà un risparmio annuale di 400 milioni di sterline. Altro interessante esperimento è quello compiuto a Liverpool, dove è nata una joint-venture tra l’autorità municipale a la British Telecom, con quest’ultima impegnata a fornire un servizio di call center aperto 24 ore su 24, sette giorni su sette, in grado di fornire ai cittadini tutte le informazioni di cui hanno bisogno e per le quali solitamente erano costretti a rivolgersi agli uffici comunali, costringendo gli stessi all’impiego di grandi risorse umane e con lo svantaggio degli orari d’ufficio. Il progetto “Liverpool Direct”, invece, ha permesso sia un enorme contenimento dei costi che il ricollocamento di personale in aree di maggior bisogno che un oggettivo miglioramento della qualità del servizio offerto ai cittadini». Semplice, no? Basta un po’ di buon senso, realismo, pragmatismo e senso di responsabilità: impossibile, quindi, in Italia. Ma gli esempi si sprecano. Esistono, infatti, anche esperimenti di progetti in condivisione tra diversi dipartimenti intenti a svolgere i medesimi compiti, come quello riguardante le politiche abitative avviato dal council di Blackburn con quello di Westminster. E che dire della scelta del sistema sanitario nazionale (Nhs) di indire un’asta telematica per il rinnovo del contratto di fornitura di hardware? Rispetto all’anno precedente, il vincitore della gara – la It – ha permesso al ministero un risparmio di 40 milioni di sterline, pari al 31% in meno. Non parliamo poi di quanto fatto dal ministero dell’Educazione, chiamato a un attivo di 4,3 miliardi di sterline nel biennio 2007-2008 attraverso un aumento dell’efficienza, soldi che verranno utilizzati per finanziare progetti di miglioramento e sviluppo per le scuole più virtuose, garantendo una sorta di fondo di solidarietà – o emergenza – per gli istituti in “maglia nera”, che dovranno comunque impegnarsi a raggiungere i livelli minimi di efficienza in un lasso di tempo concordato e da rispettare. Questo comporta spostamento di personale verso aree di intervento scoperte o sottodimensionate, miglioramento della produttività degli insegnanti, risparmio e razionalizzazione dei costi per quanto riguarda le forniture esterne di beni per le scuole, con uno school-manager chiamato a rispondere del denaro e della scelte compiute: a tal fine nascerà il prossimo aprile il Procurement Centre of Excellence, chiamato a coordinare le attività e a vigilare affinché venga rispettato il risultato preventivato di aumento del 35% del tasso di efficienza. Pensate sia possibile una cosa del genere in un paese dove settimanalmente gli insegnanti scendono in piazza per protestare contro la “tiepida” riforma Moratti dell’ordinamento scolastico? Eppure il futuro è questo e in vista dei prossimi appuntamenti elettorali sarebbe il caso che chi, nella Casa delle Libertà, crede realmente alla necessità riformatrice del nostro sistema paese, abbia il coraggio di prendere decisioni dure, impopolari, rivoluzionarie. Ma che alla fine pagano: magari partendo da questo documento in pdf di facilissima reperibilità.
AL CENTRO INFANZIA E FAMIGLIA
Il Pre-Budget Report presentato la scorsa settimana dal ministro delle Finanze britannico Gordon Brown alla House of Commons – cioè il piano economico per il prossimo anno – ha visto al centro dell’attenzione l’infanzia e la famiglia. Le voci di spesa per questi due settori sono infatti altissime rispetto agli standard dell’ultimo decennio e sono in cima alla lista dei main points insieme alle misure per la sicurezza nazionale. Il governo di Sua Maestà ha infatti deciso di stanziare risorse extra per garantire l’apertura delle scuole dalle 8 del mattino alle 6 di sera al fine di accudire in maniera adeguata i figli dei genitori che lavorano, inoltre i crediti d’imposta per le famiglia di ceto medio-basso saliranno fino a 175 sterline la settimana per il primo figlio e 300 per due o più figli e crescerà anche il salario minimo nazionale per genitori singles a 285 sterline la settimana. Dall’aprile 2007 partirà inoltre un piano di sgravi fiscali e di incrementi salariali fino a 50 sterline la settimana che i genitori-lavoratori dovranno destinare alla cura dei bambini oltre a un programma nursery-education gratuita per i bambini di 3 e 4 anni con un massimo di 15 ore settimanali. Inoltre la maternità o paternità (le due opzioni diverranno trasferibili in corsa d’opera, già ora sono parificate) verrà allungata da sei a nove mesi grazie a uno stanziamento record di 285 milioni di sterline, . Per finire il ministero del Tesoro sta studiando un piano di stanziamento fondi per child trust funds affinché i bambini possano ricevere dallo Stato 250 o 500 (la cifra sarà decisa dopo le valutazioni operative) sterline per il loro settimo compleanno. Compliments.
M.B.
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