Massimo D’Alema
«Il futuro ci unisce», questo sembra essere lo slogan uscito dal Palalido a Milano per la campagna elettorale del centrosinistra. Queste quattro parole hanno suscitato diverse reazioni. C’è chi, come i sostenitori accorsi al comizio – un pubblico un po’ attempato dicono le cronache –, è esploso con urla di giubilo: dopo tanti anni di polemiche intestine finalmente un programma chiaro che rappresenta tutti. C’è chi è rimasto ancorato a una lettura politica nella quale debba prevalere la scaramanzia e, ricordando che tutti prima o poi moriremo, ha fatto gli scongiuri. C’è chi ha pensato a Berlusconi e all’antiberlusconismo e si è detto: eravamo già uniti. C’è chi non ha capito, ha pensato alla politica estera e si è chiesto: ma dove? C’è chi ha tentato di dare un contenuto politico a questa frase e ha proposto un rafforzamento del maggioritario. Così Massimo D’Alema. Dal Corriere ha segnalato nella quota proporzionale il nemico da abbattere. Su questo si è votato un referendum qualche anno fa. Allora D’Alema e Berlusconi, per una volta sodali, nei fatti invitarono gli italiani ad andare al mare e non alle urne. Ancora l’uno e l’altro pagano le conseguenze di quella scelta infelice.
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