IL MISTERO DEI TEMPLARI

Di Simone Fortunato
16 Dicembre 2004
Uno storico americano è in cerca di un favoloso tesoro.

Film per ragazzi e intrattenimento leggero. Non c’è nulla di più ne “Il mistero dei templari”, action movie fracassone che riassume il meglio e il peggio dei blockbuster americani degli ultimi anni. Da un lato, effetti speciali a ripetizione, musiche onnipresenti (spesso insopportabili), un cast di richiamo. Dall’altro, una trama fantasiosa e una sceneggiatura che fa a pugni con la logica: non ci sono pirati nei Carabi né il mondo sta per essere distrutto da un meteorite. C’è un tesoro in ballo, le cui coordinate sono nascoste nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Il più grande tesoro dell’umanità, passato dalle mani dei Faraoni a quelle degli immancabili Templari fino a capitare, chissà perché, in quelle dei massoni. Sulle sue tracce una squadra improponibile, composta da uno storico, un esperto di computer e una collezionista di monete antiche. Tutto già visto, citazioni comprese che vanno da Indiana Jones fino ad arrivare a “La Mummia”. Un film innocuo, vagamente patriottico, con al centro la Dichiarazione d’indipendenza, che i cattivi vorrebbero rubare e che i buoni, fedeli al magistero di chi quella Dichiarazione l’ha compilata, vogliono usare per fare del bene al mondo.
Di J. Turteltaub, con N. Cage, S. Bean

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