PERCORSI FELICI
Sono ormai quasi 5.300 nella sola Lombardia. Ventimila in tutta Italia. A giugno di quest’anno i primi otterranno i loro bravi attestati di qualifica. Sono i ragazzi che frequentano i corsi sperimentali introdotti dalla riforma Moratti. Sono un esempio reale di sussidiarietà: la società civile (centri di formazione, scuole, consorzi) mette l’iniziativa, l’ente pubblico (Stato e Regione) la finanzia. Tutti ne traggono vantaggio. In primo luogo, naturalmente, i ragazzi. Che finalmente trovano percorsi adatti a loro. Partono da quel che sono, dal desiderio di fare qualche cosa, e ci costruiscono intorno una formazione culturale. Ma anche gli insegnanti. Parecchi arrivano dalla scuola diciamo tradizionale, magari stufi dell’appiattimento burocratico che domina. Appassionati al bene dei ragazzi, hanno trovato nella formazione un mondo infinitamente più libero, dove la loro professionalità può costruire davvero percorsi a misura dei ragazzi. E anche la scuola. Sia perché non deve più fare i conti con torme di ragazzi parcheggiati ed estranei a quel che si fa. Sia sotto il profilo strettamente economico, perché fallimenti e ripetenze sono un costo netto, e a perdere, per tutti. Chi volesse toccar con mano non ha che da andare a vedere. Oggi, ad esempio, in via Botticelli a Milano c’è l’Open day dei corsi organizzati dal Consorzio Scuole Lavoro. Elettricisti, manutentori di computer, cuochi. Il buffet lo preparano loro. Impeccabile. «Se devi spiegare a uno di loro il sistema metrico decimale» spiega un insegnante «non capiscono nemmeno di cosa stai parlando. Ma per fare la salsa devono pesare tutto; e ogni volta che cambia la quantità dei clienti tutto va ricalcolato: così diventano matti per capire, per entrare nei meccanismi, per non sbagliare un grammo». Ora la parola alla politica: al ministero si sta scrivendo il decreto attuativo sul secondo ciclo, ci auguriamo che abbiano il coraggio di andare fino in fondo, e di dare a questi corsi (ancora, ricordiamo, sperimentali) tutti i mezzi e la libertà che meritano. Perché hanno dimostrato nei fatti di sapere usare gli uni e l’altra per il meglio.
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