Laicità
Il bene della libertà appare
a sant’Ambrogio così
preminente che egli arriva
a ritenerlo il criterio essenziale
per la classificazione
dei governanti: «Fra imperatori buoni e cattivi – egli scrive –
c’è questa differenza: quelli buoni amano la libertà, quelli malvagi
la schiavitù» (Epistula, XL,2).
(…) La libertà non è un privilegio
per nessuno, ma è un diritto
per tutti. La Chiesa, difendendo
la libertà del suoi figli e delle comunità cattoliche, è convinta
di lottare per la libertà di tutte
le confessioni religiose,
per la libertà anche di quelli
che credenti non sono, nonché
per tutte le libertà democratiche diverse da quella religiosa.
La libertà è un bene indivisibile:
se è violata in parte, o ai danni
di qualcuno, finisce con l’essere sottratta intera alla vita di tutti.
(…) I primi e più sottili attentati
alla libertà sono rivolti alla ragione: troppi interessati maestri mirano oggi a toglierci l’abitudine
della riflessione o mediante
la martellata e gratuita ripetizione
di parole e di frasi o per mezzo
della deformazione dei fatti
e della manipolazione delle notizie.
Non tutto ciò che oggi si dice,
si stampa, si proclama è vero.
Dalle cattedre più ascoltate
non sempre discende la verità.
Il pane della saggezza non si spezza sempre sulle mense più scintillanti
e più frequentate.
(Brani tratti dal discorso
del cardinale Giovanni Colombo
per la festa di Sant’Ambrogio
del 7 dicembre 1976)
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