BIRMANIA TOTAL
Ai francesi che chiedevano la regia degli aiuti ai paesi devastati dal maremoto, la Commissione Ue ha risposto picche. Forse ci si è ricordati di vicende pre-tsunami. L’ex Birmania, o Myanmar, è un paradiso per le compagnie petrolifere francesi, tipo Total, che lì investono così tanti quattrini che sarebbe stato un peccato bloccarli con le sanzioni imposte alla dittatura di Rangoon. Quelle rafforzate l’ottobre scorso dai ministri degli Esteri europei, per chiedere tra le altre cose il rilascio del leader democratico Aung Suu Kyi, ma con qualche eccezione, tra cui proprio gli interessi delle compagnie monopoliste di gas, petrolio e telecomunicazioni birmani. Tipo la Moge, la Myanmar Oil and Gas Enterprise. La Total è parte commerciale della Moge dal 1992 e da quella compra quantità enormi di gas (la vendita di gas è la prima fonte di incasso per il regime, con esportazioni da 737 milioni di euro nel 2004). La Commissione europea non ha ancora spiegato il motivo di tali singolari sanzioni. Nel frattempo altri fanno i conti: «L’ottanta per cento dell’economia birmana non è stata toccata dalle sanzioni Ue – sostiene Mark Farmaner del Burma Campaign UK–. Gli interessi di una sola compagnia petrolifera francese stanno dettando l’intera politica dell’Ue in Birmania».
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