Avanti (per forza?) con Prodi

Di Nicola Imberti
13 Gennaio 2005
CINCINNATO E LE BARUFFE CHIOZZOTTE. OPPOSIZIONE DIVISA? “Sì, MA NON SU PRODI”. COM’è ALLORA CHE IL PROFESSORE UN PO’ RIFLETTE,UN PO’ ESTERNA, UN PO’ STA SULL’AVENTINO, UN PO’ INFILZA RUTELLI? ALLA GAD DICONO CHE...

Ce la fa? Non ce la fa? E se ce la fa che fa? Da un mese a questa parte questi interrogativi tengono in bilico elettori e intellighentsia del centrosinistra: ce la farà Romano Prodi ad arrivare indenne alle elezioni del 2006? è veramente lui il leader capace di coalizzare la Fed (o Gad) e battere Silvio Berlusconi?

«Io penso che possa farcela – dice a Tempi Emanuele Macaluso, uno che di sinistra e centrosinistra ne mastica da parecchio – ma non è certo. Nel qual caso, avanti un altro». L’ha scritto anche il Riformista, il giornale con cui Macaluso collabora. «Certo, avanto un altro, mica muore nessuno, il mondo è fatto di tante persone e anche nel centrosinistra ci sono tante persone». E la jena del Manifesto Riccardo Barenghi il 7 gennaio si è spinto anche molto oltre. Perché aspettare che il Professore dimostri di non essere in grado di sconfiggere il Cavaliere? «I dirigenti della Gad farebbero bene a porsi seriamente il problema prima che sia troppo tardi… Forse è dunque arrivato il momento di cambiare cavallo, mettendone in pista uno più giovane, con un passato interno ai nostri partiti storici… Il cavallo ha anche un nome, si chiama Veltroni».

Nonostante i proclami di stima e fedeltà degli alleati, quella di Romano Prodi resta dunque una candidatura ad orologeria. Alcuni ritengono che già qualora il centrosinistra perdesse le prossime regionali il Professore potrebbe fare le valigie. è la distanza di Prodi dalle vicende romane che preoccupa, e non poco, i leader della Gad. Qualcuno vede in quel seguire «con distacco quello che accade a Roma» (Corriere della Sera, 5 gennaio) l’analogo dell’intolleranza berlusconiana nei confronti del “teatrino della politica”. «Prodi – ci dice un esponente della Margherita – rifiuta il vecchio concetto della politica. Non ama il manuale Cencelli e, per questo, è oltremodo annoiato dalle continue discussioni attorno ai contenitori politici». Ma come? Non è stato proprio il fido consigliere di Prodi, Arturo Parisi, ad attaccare Rutelli domandandogli provocatoriamente se crede ancora nella lista unitaria della Fed? Già, ed è infatti proprio Arturo Parisi, molto più di Prodi, lo scoglio che Ds e Margherita vorrebbero togliere di mezzo per garantirsi l’egemonia della coalizione…

«Prodi e Berlusconi – confida a Tempi un alto esponente dei Ds – sono uguali sotto molti aspetti. Ambedue non sono dei politici nel senso stretto del termine, e questo piace a quella fetta dell’elettorato che non è cresciuta nella Fgci o nella Fuci. Ormai il centrosinistra non è più la corazzata di un tempo, anche noi dobbiamo fare i conti con un elettorato variegato, in gran parte moderato, che preferisce la faccia rassicurante e i modi di fare di Prodi agli ordini di partito. L’unica differenza che esiste tra Prodi e Berlusconi è che, mentre uno guarda il mondo con gli occhi di Gianni Letta l’altro lo fa con gli occhi di Arturo Parisi. Mi sembra, senza togliere niente a Parisi, che ci sia una notevole differenza almeno per quanto riguarda l’ampiezza del proprio orizzonte». E così mentre Cincinnato-Prodi attende nella sua casa bolognese di essere chiamato a salvare le sorti del centrosinistra, Mentore-Parisi fa e disfa a suo piacimento irritando un po’ tutti. «è più forte di lui – sbotta un altro esponente della Gad –. Il problema è che Prodi non decide niente senza il placet di Parisi».

CI VUOLE FANTASIA

«Quello del centrosinistra – commenta per Tempi il senatore Ds Franco De Benedetti – è un problema strutturale. Quando Fassino, Rutelli e gli altri hanno deciso che Prodi sarebbe stato il nostro leader non c’era alcuna falsità: quello che emerge oggi è un problema politico, non di persone. Alle elezioni europee abbiamo provato a presentarci con la lista unitaria, e realizzarla si è rivelato un successo; in seguito, secondo me, Prodi, invece di puntare a rafforzare la Fed, si è preoccupato di estendere l’alleanza alla sua sinistra, fatto necessario per tornare a vincere, ma che ha finito per squilibrare la coalizione. Ora perciò ci vuole un’invenzione politica, bisogna mirare più ai contenuti programmatici che all’assemblaggio politico. Francamente credo che, in questo momento, Prodi sia il candidato più forte che abbiamo e quindi penso che occorra rinnovargli ancora una volta la nostra fiducia. Ma, ovviamente, o questa soluzione politica arriva o bisognerà trovarne un’altra». Oppure, terza ipotesi, «qualcun altro in grado di trovarla».

MASTELLA Sì, MASTELLA NO

Intanto però, Prodi ha annunciato che «la pausa di riflessione» che si è preso prima di Natale «sarà ancora lunga», dunque la soluzione politica auspicata da De Benedetti si farà attendere un altro po’. E così qualcuno ha già deciso di mandare all’aria tutto: Clemente Mastella e il suo Udeur non sopportano più il “silenzio-assenza” del Professore e, alle prossime regionali, correranno da soli. Col “leader maximo” in vacanza in Spagna, il diritto di replica spetta a Mauro Fabris, capogruppo Udeur al Senato. «La nostra posizione oggi – spiega Fabris a Tempi – è ancora quella del 27 dicembre scorso, dopo il nostro Consiglio nazionale: ci devono spiegare se l’alleanza è più aperta agli orientamenti della sinistra antagonista o a quelli di un partito di centro come l’Udeur. Il nostro obiettivo non è finire nel centrodestra, ma di certo la nostra decisione dipenderà molto dalle risposte che verranno dalla Gad. Per ora, salvo rassicurazioni e chiarimenti dell’ultimo minuto, abbiamo deciso che correremo da soli per le regionali». E una stoccatina Fabris la tira direttamente anche a Prodi: «Siamo in una coalizione in cui la leadership è conclamata da tutti, ma nei fatti non è realizzata. Prodi può dimostrare di essere leader e dare rassicurazioni sul fatto che le posizioni del centro troveranno spazio nella coalizione, oppure, al contrario, può continuare a lasciare che tutti dicano la propria, ma sappia che a noi non sta bene un’alleanza dove c’è un leader che galleggia sulle situazioni».

E LA MARGHERITA?

Per trovare qualcuno che prenda nettamente le difese di un Prodi (che per parte sua prende le distanze), bisogna interpellare il margherito Ermete Realacci: «Che Prodi sia il miglior candidato dell’alleanza mi pare che non sia messo in discussione da alcuno. Certo, anch’io sono sconcertato dall’intervista che ha rilasciato al Corriere, seppure nemmeno a me entusiasmino i litigi sulla geometria delle alleanze. Tuttavia continuo a pensare che abbiamo bisogno di Prodi in campo, e credo che Romano sia il primo a rendersi conto che il centrosinistra non tornerà a governare solo dicendo che Berlusconi è cattivo: i tempi stringono, non basta il discorso sulle strutture per vincere. Ci vuoler una leadership riconosciuta (che c’è) e una formazione politica che abbia la forza di realizzare un disegno condiviso».

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